Cerca e trova immobili
Ticino
Schiave nelle case ticinesi: "Non è sempre possibile prevenire questi reati"
Schiave nelle case ticinesi: "Non è sempre possibile prevenire questi reati"
Schiave nelle case ticinesi: "Non è sempre possibile prevenire questi reati"
Redazione
8 anni fa
Grazie anche alla modifica della Legge sulla polizia si punta a "evitarli prima che le autorità possano intervenire"

Il Consiglio di Stato ha recentemente risposto all'interrogazione, presentata il 29 ottobre 2018 da Raoul Ghisletta e Carlo Lepori (PS), sul delicato tema delle schiave moderne in Ticino. I due deputati chiedevano se anche nel nostro Cantone vi fossero donne obbligate a lavorare nelle economie domestiche e in alcuni altri settori economici oppure costrette a prostituirsi.

Il Governo ha premesso che "grazie ad un importante e costante approccio interdisciplinare si monitora e si interviene sul fenomeno" ma purtroppo "non sempre è possibile prevenire tali reati, seppur in più modi, fra i quali attraverso la recente e pendente modifica della Legge sulla polizia si persegua tale obiettivo nell’ottica di evitare alle vittime di subire il reato prima che le autorità possano intervenire".

"Senza i necessari strumenti, è ovviamente molto difficile per l’autorità poter agire in maniera incisiva, se non mediante misure di sorveglianza segrete, poiché i reati avvengono (o si sospetta possano avvenire) in contesti difficilmente monitorabili", ha precisato il Consiglio di Stato. Attualmente non vi sono statistiche disponibili "poiché eventuali fatti constatati non possono essere posti in proporzione alla (eventuale) totalità dei casi, essendo quest’ultima non rilevabile". In Ticino non vi sono finora stati casi giunti in giudizio per tratta di esseri umani legata allo sfruttamento in ambito domestico.

Repressione e prevenzione - Questa tipologia di reato è affrontata alla stregua di tutti i reati di tratta di esseri umani e meglio considerando due aspetti in particolare: la repressione e la prevenzione. La repressione "è svolta con inchieste di polizia giudiziaria che iniziano grazie a lavori di intelligence della polizia, allo scambio di informazioni transnazionali e alla raccolta di segnalazioni a seguito degli esiti di controlli della gendarmeria, delle polizie comunali, delle guardie di confine, degli ispettori del lavoro, degli enti di aiuto o delle Organizzazioni non governative (ONG) che si occupano di contatti di bassa soglia sul territorio, dei sindacati nonché di privati cittadini".

La prevenzione ha il duplice scopo di messa in sicurezza nonché la raccolta delle deposizioni delle (possibili) vittime, atto a individuare le potenziali vittime di tratta di esseri umani. A questo scopo la Polizia cantonale coordina la tavola rotonda ticinese di lotta alla tratta di esseri umani che si compone di rappresentanti del Ministero Pubblico, della Sezione della popolazione, dell’ispettorato del lavoro, del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, delle ONG MayDay e Primis, dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) e dalla Croce Rossa Ticino. Una struttura simile esiste in diversi Cantoni della Svizzera, Cantoni a loro volta coordinati a livello nazionale dal servizio di polizia federale SCOTT. Quest’ultimo servizio è il referente per la commissione di esperti GRETA e per il piano nazionale della lotta alla tratta di esseri umani.

Sfruttamento della forza lavoro - I reati coinvolgono perlopiù il mondo della prostituzione ma da due anni a questa parte sono individuati pure nell’ambito dello sfruttamento della forza lavoro. In quest’ultimo campo va comunque precisato che non sempre gli autori commettono il reato di tratta di esseri umani, ma spesso sono compiuti altri reati quali, ad esempio, l’usura, la coazione o altre infrazioni gravi alla Legge federale sugli stranieri. Nel campo dello sfruttamento della forza lavoro, il Dipartimento delle istituzioni ha creato un centro di competenza coordinato dalla Polizia cantonale (Giudiziaria TESEU). Grazie alle informazioni raccolte e alla collaborazione di altri servizi della Polizia cantonale, dell’ispettorato del lavoro, dei sindacati, delle commissioni paritetiche, delle guardie federali di confine e delle polizie comunali, vengono avviate inchieste o procedimenti amministrativi atti a combattere i fenomeni di grave sfruttamento della forza lavoro.

Negli ultimi anni, inoltre, sono nate proposte e iniziative ticinesi di formazioni dedicate a professionisti, studenti e associazioni che potenzialmente possono confrontarsi con vittime di tratta di esseri umani. Nel caso specifico della tratta per sfruttamento della forza lavoro in ambito domestico sono attive delle formazioni particolari, da parte della Polizia cantonale e del Ministero Pubblico e rivolte al sindacato UNIA e delle formazioni introduttive indirizzate a studenti della Scuola Specializzata per le Professioni Sanitarie e Sociali (SSPSS). La Polizia cantonale forma inoltre i propri collaboratori riguardo alle tematiche di individuazione delle vittime di tratta di esseri umani e ciò ad ogni livello gerarchico del Corpo (scuola di polizia, corsi quadri superiori e scuola di polizia giudiziaria).

Per il Consiglio di Stato, infine, "l’attuale sistema di protezione delle vittime di reati è efficace e funzionale quando si tratta di porre in sicurezza una vittima di tratta". Con gli attuali lavori di implementazione della nuova legge sulla prostituzione "si sono individuati dei margini di miglioramento tra cui la valutazione di ottenere un’assistenza logistica e d’assistenza speciale per queste vittime, quindi non solo per le vittime di sfruttamento della prostituzione, ma anche per quelle di tratta per lo sfruttamento della forza lavoro".

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata