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Ticino
"Schengen non c'entra niente"
Redazione
11 anni fa
Gobbi non ha violato gli accordi, spiega il delegato delle associazione economiche Michele Rossi. "E in ogni caso non esiste un tribunale superiore che possa decidere in merito"

Norman Gobbi ha violato Schengen o no? Sono divergenti le interpretazioni sulle nuove norme introdotte dal consigliere di Stato in materia di rilascio dei permessi ai frontalieri.

Il ministro leghista considera legittimo richiedere la presentazione, oltre che dell'estratto del casellario giudiziale, del certificato dei carichi pendenti, che attesta eventuali procedimenti penali in corso. Ma da parte italiana sindacati e parlamentari insorgono, sostenendo che questa nuova norma vada in contrasto con gli accordi bilaterali siglati dalla Svizzera, che prevedono la libera circolazione delle persone.

Chi ha ragione? Il delegato delle associazioni economiche ticinesi a Berna e Milano, l'avvocato Michele Rossi, è certo che sia il primo, Norman Gobbi.

"Non capisco come si possa parlare di una violazione degli accordi di Schengen, in quanto Schengen implica l'abolizione dei controlli sistematici delle persone al passaggio delle frontiere interne" ha dichiarato Michele Rossi a Radio 3i. "Quindi sono due cose che non hanno nessuna relazione."

"Schengen è la facilitazione del passaggio fisico delle frontiere, quindi non vedo come questa misura possa avere una qualche ripercussione sul funzionamento di Schengen" ha aggiunto il delegato.

Radio 3i ha pure chiesto a Michele Rossi, che tra l'altro aveva partecipato ai tempi alle trattative tra Svizzera e Bruxelles, come si fa a sapere se una legge viola gli accordi o meno.

"In primo luogo, se una persona ritiene di avere subito una lesione dei propri diritti sulla base degli accordi conclusi con l'UE può far valere quest'accordo davanti ai giudici nazionali" ha spiegato Rossi. "Quindi se questa violazione è imputabile a un'autorità svizzera, può far valere questo diritto di fronte alle autorità giudiziarie svizzere, arrivando fino al Tribunale federale in ultima istanza."

"In parallelo" ha proseguito Rossi, "se uno Stato contraente degli accordi bilaterali reputa che la Svizzera non stia applicando correttamente gli accordi, può far presente questa posizione all'interno dei comitati misti che si preoccupano di gestire gli accordi. Questi comitati ne discuteranno e valuteranno se la situazione è conforme o meno agli accordi. Premetto che i comitati misti sono composti da rappresentanti dei paesi dell'UE e della Svizzera e che comunque possono decidere solo all'unanimità. Quindi se la Svizzera non fosse d'accordo con l'interpretazione degli Stati europei, sarebbe sufficiente dire "non sono d'accordo" per impedire la decisione."

La Svizzera ha quindi la possibilità di difendere le normative introdotte il 2 aprile scorso da Gobbi. Almeno fino a eventuali nuovi accordi con l'UE...

"Non esiste per gli accordi bilaterali un tribunale superiore che può decidere in caso di diverbio se ha ragione la Svizzera o se ha ragione l'UE" ha spiegato in conclusione Rossi. "È proprio una delle questioni istituzionali che la Svizzera e l'UE stavano negoziando prima che i contatti si sono per così dire bloccati a seguito del voto del 9 febbraio. Si tratta quindi di una questione bilaterale che non è stata regolata con gli accordi degli anni scorsi."

Ascolta l'intervista di Radio 3i a Michele Rossi nell'audio allegato.

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