
Niente proscioglimento dall'accusa di riciclaggio per il cittadino albanese pizzicato il 6 luglio 2014 al valico di Novazzano con 50'000 euro occultati in un nascondiglio ricavato nel vano airbag lato passeggero della sua autovettura, più altri 1'800 euro rinvenuti nel suo portafoglio.
L'uomo era stato condannato in primo grado il 29 novembre 2017, quando la Corte delle Assise correzionali di Mendrisio lo aveva riconosciuto colpevole di riciclaggio di denaro infliggendogli una pena pecuniaria di 180 aliquote giornaliere di 30 franchi ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e una multa di 1'000 franchi. Per la Corte egli, in realtà, sapeva o doveva perlomento presumere che il denaro fosse provento di un'infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti. Denaro e vettura gli erano stati confiscati.
Adita dall'imputato, la Corte di appello e di revisione penale (CARP) aveva parzialmente accolto l'appello con sentenza del 9 luglio 2018, confermando il giudizio di condanna ma riducendo la pena pecuniaria a 150 aliquote giornaliere di 30 franchi ciascuna e la multa 900 franchi. La confisca dei valori patrimoniali e del veicolo sequestrati era per contro stata confermata. Non soddisfatto della sentenza, il 13 settembre 2018 l'uomo si era rivolto al Tribunale federale (TF), chiedendo di essere prosciolto dall'imputazione di riciclaggio di denaro e postulando il dissequestro e la restituzione dei valori patrimoniali e dell'autovettura di sua proprietà.
Stando al ricorrente "non esisterebbe la certezza che i valori patrimoniali sequestrati provengano da un crimine", mentre la contaminazione da cocaina accertata soltanto su una parte limitata delle banconote sarebbe insufficiente per dedurre una connessione con il traffico di stupefacenti". A suo dire non era consapevole dell'origine criminosa del denaro e, in quanto cittadino albanese, sarebbe per lui abituale trattare con denaro contante, trattandosi di una pratica corrente in Albania. I 51'000 euro sarebbero in realtà un prestito - ricevuto in Albania nella valuta locale (lek) e in seguito cambiato euro in Italia, suo luogo di dimora – con cui avrebbe voluto recarsi in Germania per acquistare delle automobili d'occasione, pagandole in contanti per ottenere maggiori sconti dai venditori e la consegna immediata dei veicoli. Il nascondiglio nel vano dell'airbag sarebbe infine stato realizzato per evitare eventuali furti.
La suprema Corte federale, tuttavia, non gli ha creduto e ha invece dato ragione alla CARP, secondo cui "la scelta dell'imputato di lasciare l'autostrada in Italia e di attraversare il confine con la Svizzera dal valico doganale di Novazzano, che egli sapeva incustodito, aveva il solo scopo di ridurre le probabilità di essere controllato dalle guardie di confine rispetto al transito dal valico di Chiasso". Il ricorso è stato quindi respinto su tutta la linea e l'uomo dovrà pure farsi carico delle spese giudiziarie di 3'000 franchi.
(Sentenza 6B_887/2018 del 13 febbraio 2018)
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