
"Errori gravi e superficiali". Un verdetto ripetuto più volte nel rapporto della Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) sul caso Argo1 e ribadito anche nel corso della discussione in Gran Consiglio di questo pomeriggio, quando le conclusioni commissionali e quelle del Consiglio di Stato sono state presentate al plenum.
Il primo a prendere la parola è stato il presidente della CPI Michele Foletti, che ha ripercorso l'operato della Commissione (cui era stato assegnato un budget di 100'000 franchi e che ne è costati 111'000), il cui obiettivo, ha ribadito, è sempre stato la verifica delle responsabilità politiche e operative del Consiglio di Stato e dei Dipartimenti coinvolti e la valutazione politica complessiva della vicenda.
Le 132 pagine di rapporto non hanno risparmiato critiche al Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), al Dipartimento delle finanze e dell'economia (DFE) e, marginalmente, al Dipartimento delle istituzioni (DI) per i mandati assegnati a Securitas. Ma le spiegazioni del direttore Norman Gobbi, in questo caso, sarebbero state esaustive permettendo di dissipare ogni dubbio. Diverso il discorso per Paolo Beltraminelli, al quale si rimprovera la totale assenza di un controllo manageriale sul DSS.
Superficialità, dicevamo. Una critica in tal senso è stata rivolta anche ai singoli funzionari (in particolare all'ex capo della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie Claudio Blotti, al capo dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento Renato Scheurer e al capo della Divisione dell’azione sociale Renato Bernasconi), al Controllo cantonale delle Finanze e al Governo in toto, ripreso per aver proceduto a compartimenti stagni in un settore tanto delicato come quello dell'asilo.
Le conclusioni della Commissione - Il lavoro della Commissione parte dalla famosa "urgenza". Tutto ha inizio nell'estate del 2012: in tempo di Festival l'allora sindaca di Locarno aveva chiesto al Consiglio di Stato di "togliere dalla Città i richiedenti l'asilo", che "sono alloggiati in appartamenti indecenti".
Dopo la chiusura delle pensioni cittadine gli asilanti vengono trasferiti a Madonna di Re, con la sicurezza affidata a Rainbow con una tariffa di 48 franchi all'ora "ma senza una conferma d'ordine". Il servizio richiedenti l'asilo dell'Uffioco del sostegno sociale e dell'inserimento (USSI), tuttavia, non era dotato di personale sufficiente e il servizio offerto da Rainbow non era stato ritenuto soddisfacente da Scheurer. Nel maggio del 2013, in seguito ad alcuni disordini, il centro di Madonna di Re diventa inagibile e gli asilanti vengono spostati a Rivera. Nell'estate del 2013 nasce Otenys/Argo 1 e nel settembre successivo Marco Sansonetti lascia Rainbow per approdare alla nuova agenzia e sottopone la sua offerta a Scheurer per gestire la sicurezza nei nuovi centri: 35 franchi all'ora contro i 43,50 proposti a luglio dal suo ormai ex datore di lavoro. L'offerta di Rainbow non viene accettata perché troppo cara ma il Cantone, rimarca la CPI, continua a pagarne 48 per Rivera.
Il resto, come si suol dire, è storia. Nell'estate 2014 la Argo inizia a operare presso i Centri di Lumino e, in seguito, Camorino e Peccia. Prima con il nome di Argo 1/Otenys e con un contratto di prova valido dal 27 luglio al 31 dicembre 2014, poi, per usare le parole dello stesso direttore del DSS Paolo Beltraminelli, "l’esperienza positiva" con la Argo è stata "tacitamente riconfermata a livello di Divisione con gli stessi prezzi e condizioni” per i successivi 3 anni. All'epoca, però, la Argo dispone di soli 4 agenti (2 dei quali non operativi) ma riceve comunque il mandato per il centro di Lumino. Impietoso in questo senso il controllo della Polizia cantonale del 30 luglio, 3 giorni dopo l'inizio del mandato della Argo: un agente sprovvisto di autorizzazione e uno con un'autorizzazione valida per un'altra agenzia. Blotti invita dunque Sansonetti a dotarsi di un team adeguato e al momento della firma del contratto l'agenzia dispone di 8 agenti (7 autorizzati e 1 in via di autorizzazione). Un numero insufficiente nonostante a detta di tutti Argo abbia "lavorato bene". La scelta della neonata agenzia, ha concluso la CPI, si è rivelata un azzardo. Nel 2012 c'era sì un'emergenza, ma non è possibile che si sia protratta fino al 2017 con mandati per 7 milioni di franchi (di cui 3,4 versati alla stessa Argo).
La CPI conclude il suo rapporto con una serie di proposte concrete di correttivi amministrativi, mentre il Governo ha ribadto di aver preso atto delle raccomandazioni, alcune delle quali sono già state implementate. Per le altre "si sta valutando quali e come integrarle al meglio nei processi operativi".
Nel corso del dibattito i vari gruppi e partiti hanno ribadito a turno le loro preplessità , ma - a parte questi "errori gravi e superficiali" la vera domanda "perché proprio l’ex ditta di Cadenazzo?" rimane ancora senza una vera risposta. E quesata legislatura rischia di chiudersi con uno spettro che aleggia ancora tra i corridoi di Palazzo delle Orsoline: ovvero quel mandato... fantasma da 3,4 milioni di franchi.
Il dibattito in aula - Il deputato PLR e membro della CPI Giorgio Galusero, portando l'adesione del suo Gruppo al rapporto commissionale, ha evidenziato come da questa vicenda sia emerso "un quadro desolante all'interno di un Ufficio importante come quello dell'USSI", peggiorato da "un' improvvisazione mai vista, da reticenze, ritrattazioni e una carente conoscenza delle leggi da parte del capoufficio". "Non ci siamo, signori ministri. Come è possibile giustificare la buona fede dei funzionari che hanno ripetutamente violato la legge? Il direttore del DSS non ha capito la portata di quanto successo nel suo ufficio"
Il capogruppo leghista Daniele Caverzasio ha parlato di un "pasticcio iniziato male e gestito peggio con la regia di funzionari che, dispiace dirlo, hanno commesso delle violazioni. Va bene la buona fede ma da loro ci si aspetta il rispetto delle leggi e delle regole". Nel mirino del deputato non sono però finiti solo i collaboratori del DSS: non sono mancati né un riferimento alla cena di Bormio, pagata da Sansonetti al presidente del PPD Fiorenzo Dadò e alla sua compagna Carmela Fiorini (responsabile del servizio richiedenti l’asilo) né una stoccata all'indirizzo del coordinatore della Sottocommissione parlamentare di vigilanza Alex Farinelli (PLR) che, nel giugno del 2017, non aveva immediatamente inoltrato la mail con la ritrattazione di Scheurer ai colleghi della Gestione (vedi articoli suggeriti).
A provare a 'salvare' il direttore del DSS Paolo Beltraminelli dal fuoco incrociato ci ha pensato il capogruppo PPD Maurizio Agustoni, che ha evidenziato le conclusioni cui era giunto il pg Andrea Pagani, ovvero che da parte dei funzionari non vi fosse l'intento di arrecare danno allo Stato. "Non mi aggrego ai fabbricatori di j'accuse - ha dichiarato - A Beltraminelli si è rimproverata un'eccessiva fiducia nei propri funzionari che, a detta della CPI, non erano all'altezza della situazione. Ma è davvero così ingiustificato riporre la propria fiducia in funzionari dall'esperienza pluriennale? Chi, ad esempio, verifica i calcoli dell'ingegnere quando decide di costruire una casa? A Beltraminelli possiamo muovere una critica: si è comportato più da uomo di Stato che da uomo di partito, ma resta molta amarezza per una questione esacerbata oltre ogni ragionevolezza".
Per il capogruppo socialista Ivo Durisch "si è sottovalutato il problema e non si è potenziato l'USSI, che si è trovato in affanno". Insomma, l'emergenza ha riguardato anche una sottodotazione strutturale e formativa". Durisch ha ribadito i dubbi già emersi sulla Argo: "I controlli erano carenti e la Argo stessa inadeguata e sottodotata sin dall'inizio. I funzionari avrebbero dovuto subito parlare con Paolo Beltraminelli e non sostituire Rainbow con la nuova agenzia. La responsabilità politica del direttore del DSS è chiara". Il PS proporrà 3 correttivi da aggiungere a quelli proposti dalla CPI, in particolare una maggior condivisione interdipartimentale di problematiche che esulano dalle competenze dei singoli Dipartimenti e l'internalizzazione di alcuni servizi come la sicurezza e i pasti dei centri asilanti.
"Non è il guizzo che è mancato - ha affermato Michela Delcò-Petralli (Verdi), uno dei mebri della CPI - Pochi hanno sottolineato che vi fu consapevolezza di queste violazioni. Si parla di più di 7 milioni di mandati pagati dal Cantone per il settore dell'asilo. Un'urgenza non dura 4 anni e non giustifica il mandato diretto conferito alla Argo1. Rainbow era pronta per gestire la sicurezza di Lumino". Delcò Petralli ha poi concluso con una stoccata al direttore del DSS: "Lei ha difeso dei funzionari che hanno agito come se lei non esistesse".
Per Gabriele Pinoja (LaDestra) Governo e Dipartimento dovrebbero scusarsi "perché in altri casi una tolleranza simile sarebbe fuori luogo". Il deputato MPS Matteo Pronzini ha invece sfoderato l'artiglieria pesante: "Ci si è limitati a evidenziare le responsabilità dei piani bassi ma i cinque Consiglieri di Stato dovrebbero avere il coraggio di prendere i loro stracci e andare a casa". Non è mancata neppure una replica a Caverzasio: "Tirate in ballo Farinelli per una mail ma il vostro Sanvido ha fatto peggio con un SMS..."
A prendere la parola per ultimo è stato il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali: "Dopo aver ascoltato tutti (ma proprio tutti) il Governo conferma i contenuti della propria presa di posizione, riconosce le gravi irregolarità amministrative e condivide le valutazioni della CPI, che ha attribuito le principali responsabilità a Claudio Blotti e Renato Scheurer, che non sono più alle dipendenze dell'Amminsitrazione".
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