
Questa sera, poco prima delle 18, il Consiglio di Stato ha comunicato un’inaspettata inversione di marcia per quanto riguarda il numero limite di posti per cinema, spettacoli e teatri. Lo ha confermato anche il Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri in diretta a Teleticino: il limite passa di nuovo a 30 posti al massimo. Non i 50 iniziali dunque ma una via di mezzo rispetto ai 5 stabiliti domenica pomeriggio. Ma come reagisce il mondo della cultura ticinese? Sempre Teleticino ha sentito tre personalità di questo mondo per raccoglierne le reazioni.
Roberto Badaracco, presidente dell’ente autonomo del Lac e Municipale di Lugano
“È una buona notizia riguardo l’atteggiamento del Consiglio di Stato. La decisione precedente era paradossale e controproducente. Sul limite di 30, è chiaro che è una via di mezzo rispetto ai 50 richiesti anche oggi. Capite che dal profilo finanziario non si risolve granché: se già era difficile con 50, 30 sono quasi la metà. Ora bisognerà vedere se varrà la pena continuare a garantire un’offerta, ma a livello finanziario è durissima e spero si arrivi velocemente a 50, anche perché non vedo che differenza faccia”.
Sembra un po’ di vivere in una “fisarmonica” con questi cambi?
“Esattamente. Noi dobbiamo organizzare sul lungo periodo, questi continui cambiamenti non sono positivi. Tante volte inoltre queste soluzioni di compromesso poi non bastano comunque”.
A quando una decisione sul da farsi?
“Anch’io ho ricevuto la notizia adesso, credo ci sentiremo già stasera con tutti i direttori del dicastero e del Lac e faremo valutazioni. Io spero che questa sia una volontà di dare una mano alla cultura ed è almeno un segnale positivo”.
Michele Alvarez, direttore Emme
“Il problema è che la notizia di domenica ha fatto cancellare quattro eventi previsti questa settimana, che avremmo potuto gestire con il limite di 30. Altri eventi sono stati cancellati per settimana prossima, ora vedremo se riusciamo a recuperarli ma per noi è una situazione di totale instabilità”.
Quali sono le prospettive?
“Onestamente non le conosciamo, andiamo avanti giorno per giorno. Il vero problema è che questi decreti arrivano la domenica per il lunedì, ci sono continui cambiamenti e per noi è impossibile fare una programmazione chiara. Abbiamo degli strumenti come il lavoro ridotto che ci hanno permesso di mantenere l’organico, ma i costi restano e la situazione non evolve. Ad ottobre stavamo ricominciando a riprenderci, ora siamo ritornati un po’ a marzo, ma almeno a marzo la situazione era chiara”.
Gianfranco Helbling, direttore Teatro sociale di Bellinzona
“Diciamo che in questi giorni il Consiglio di Stato non sta scrivendo la sua pagina migliore. Faccio fatica a capire a che gioco si sta giocando: 50 spettatori, 5, 30... faccio fatica a ritenere che la cultura sia veramente presa sul serio. Ho l’impressione che quando c’è da sacrificare qualcosa è più facile farlo con la cultura e gli spettacoli, che sono considerati forse meno seri e meno importanti e si ritiene che sia più facile rinunciare alle loro prestazioni rispetto ai beni materiali, per esempio nei supermercati dove si può ancora andare con la mascherina”.
Cosa farete adesso?
“C’è sempre margine, stavamo pensando di rifare la programmazione per cinque spettatori. Ora questa diventa di nuovo cosa del passato, dobbiamo capire se ha senso lavorare con 30 spettatori. La volontà c’è, un teatro aperto è un punto di riferimento e un segno che una città non vuole cedere a una situazione di pesante difficoltà”.
Non sarebbe meglio forse chiudere e destinare a tempi migliori?
“Sarebbe meglio avere delle decisioni chiare. E per quanto riguarda i 30 rispetto ai 50: non vedo davvero le ragioni obiettive per dire ‘20 in meno è meglio’, specie perché in tutta la Svizzera i teatri si attengono a piani di sicurezza rigorosi”.
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