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Ticino
“Sarà un autunno agitato, ma siamo pronti”
Redazione
6 anni fa
Giorgio Merlani sui casi positivi emersi a scuola e nel locale pubblico: “I giovani stanno bene, ora importante evitare la nascita di nuovi focolai”

Focolaio in un locale nel Mendrisiotto e coronavirus nelle scuole del post-obbligo. Sono queste le ultime novità sul fronte epidemiologico nel nostro Cantone. Per capire come le autorità stanno affrontando la situazione, Teleticino ha interpellato il medico cantonale Giorgio Merlani, il quale ribadisce che i giovani coinvolti stanno bene. “Partiamo dal presupposto che i tre casi al locale Montezuma si siano infettati lì. Sono tre persone che in maniera distinta hanno segnalato di essere state la stessa sera nello stesso posto, dovrebbe quindi essere quella la causa del contagio, fermo restando che stiamo approfondendo il resto. Vedremo se troviamo ulteriori casi positivi e magari addirittura un caso indice. Gli altri 2 studenti della Scuola del post-obbligo non possono essersi infettati a scuola tenendo conto anche solo la tempistica. Sono sintomatici da mercoledì rispettivamente giovedì, quindi non è possibile che si siano infettati lunedì. Ulteriori investigazioni stanno proseguendo. Purtroppo non è sempre possibile dire esattamente dove avviene il contagio”.

Un centinaio in quarantena per Montezuma, 9 studenti per la scuola
Per quanto riguarda il locale, sono circa 100 le persone poste in quarantena, oltre al personale del locale, mentre per i contagi alle scuole sono 9 gli studenti che dovranno restare a casa: “Nella Scuola professionale sono tre i contatti posti in quarantena, mentre sei dalla parte del liceo. I contatti privati, i familiari ecc. si muovono invece su un’altra filiera”.

“Importante è che non nascano nuovi focolai”
Per Merlani è tuttavia importante sottolineare che non si tratta di contagi all’interno delle mura scolastiche. “Non mi infastidisce il fatto che ci siano due casi nella prima settimana dall’inizio della scuola, l’importante è che da questi casi non nascano vari focolai. È un colpo che non ci si aspetta, ma devo dire che la collaborazione è buona”. Anche i piani di protezione, sottolinea il medico cantonale, hanno funzionato: “Nel locale pubblico la lista era stilata in formato digitale, con dei nomi e cognomi credibili, i numeri di telefono erano in gran parte affidabili, alcuni magari digitati sbagliati perché i messaggi sono tornati indietro. A livello della scuola i piani erano chiari e questo, tra l’altro, ci ha permesso di evitare di porre in quarantena l’intera classe”.

“Sarà un autunno agitato”
In vista dell’autunno, Merlani si aspetta un po’ di movimento: “Sappiamo che i bambini e i ragazzi si ammalano, possono presentare un raffreddore che non necessariamente è legato al Covid. Genererà sicuramente una difficoltà sotto il profilo diagnostico e questo creerà un po’ di movimento: approfondire, sospendere la scuola, sottoporre a degli esami, ecc. Quello che mi tranquillizza di più è quello che abbiamo sempre detto: il coronavirus si trasmette male da bambino a bambino e quando avviene la trasmissione causa una patologia blanda. Quindi di nuovo: non mettiamo sotto una campana di vetro la scuola per evitare che si diffonda all’esterno l’infezione perché l’infezione si diffonde in realtà già all’esterno, soprattutto nei locali pubblici e in contatti sociali tra adulti. Non sacrifichiamo i bambini non mandandoli a scuola per paura che si diffonda oltre”.

L’ufficio è pronto al carico di lavoro
Di fronte a un inevitabile carico maggiore di lavoro, Merlani si dice comunque pronto: “Il mio ufficio è pronto dal 20 febbraio. Si è sobbarcato del lavoro addizionale, ma non è l’unico, ci sono tutta una serie di strutture: tutti stanno lavorando di più, ciascuno dà il proprio contributo, crediamo e speriamo di riuscire ad affrontare la cosa. Mi sento di dare soprattutto un ringraziamento a tutte le persone che lavorano nel contact tracing perché è un lavoro non facile e intenso, con un andamento estremamente altalenante. Ci sono giorni in cui ci sono zero casi e ci sono persone che restano in stand-by. Ieri invece ho dovuto chiamare 10 persone, stamattina 15 per chiamare tutti i contatti del locale pubblico”.

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