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Ticino
Sanitari lombardi in Ticino, parte la petizione
© CdT/ Chiara Zocchetti
© CdT/ Chiara Zocchetti
Daniele Coroneo
4 anni fa
Per cercare di contenere l’esodo di medici e infermieri italiani in Ticino, il sindacato Uil chiede un’indennità straordinaria. Marina Carobbio: “Dobbiamo formare più medici in Svizzera”

Con stipendi più alti e condizioni di lavoro migliori, le strutture sanitarie del Canton Ticino sono da sempre una meta privilegiata per i lavoratori italiani del settore. Che oltreconfine si lamenti un esodo di medici e infermieri verso la Svizzera non è una novità, ma adesso il sindacato Uil passa al contrattacco: negli scorsi giorni, è stata lanciata una raccolta firme fra i sanitari per chiedere alla Regione Lombardia un’indennità speciale per convincere questi lavoratori a restare nelle strutture italiane.

Fino a 600 euro in più per un infermiere
“Vogliamo garantire un salario accessorio straordinario per medici e infermieri. Dobbiamo infatti mantenere sul nostro territorio l’alta professionalità del personale di cui disponiamo e che abbiamo formato, anche perché questa formazione ha un costo non indifferente”, dichiara ai nostri microfoni Massimo Coppia, responsabile sanità pubblica per il sindacato Uil del Lario. L’indennità richiesta nella petizione non è chiaramente esplicitata, ma potrebbe raggiungere anche “i 5-600 euro al mese per un infermiere”.

Concorrenza fra Stati
Negli scorsi giorni, la Federazione svizzera dei medici Fmh ha diffuso delle statistiche relative al 2021: nella Confederazione, il 38,4% dei medici esercitanti possiede un diploma estero, con una crescita di un punto percentuale rispetto al 2020. “È sicuramente un’opportunità potere disporre anche di personale medico-infermieristico formatosi all’estero, ma è anche un rischio”, premette a Ticinonews la consigliera agli Stati Marina Carobbio. “In effetti, i Paesi esteri che subiscono un’emorragia di personale sanitario possono adottare delle misure per impedirlo, per esempio ritoccando verso l’alto i salari. È quanto fatto dalla Germania. Inoltre, questi Paesi potrebbero guardare altrove per attirare medici e infermieri, ponendo a loro volta altri Stati in difficoltà”.

Numerus clausus
La Svizzera è però ancora eccessivamente dipendente dall’estero per il personale sanitario. Ci si è resi conto del rischio rappresentato da questa situazione quando, durante la prima ondata della pandemia, diversi Stati confinanti avevano ventilato l’ipotesi di precettare il loro personale sanitario frontaliere operante nel nostro Paese. “Occorre impedire che gli infermieri lascino prematuramente la professione”, spiega Carobbio, fra le promotrici dell’iniziativa per cure infermieristiche forti, che a suo parere “rappresenta un ottimo punto di partenza. Ma si deve fare di più sul fronte della formazione dei medici”, ribadisce la “senatrice”. E qui torna il tema del numerus clausus per accedere ai corsi universitari in medicina: “Nella primavera 2020 avevo presentato su questo tema una mozione al Consiglio degli Stati per chiedere di formare più medici e di rivedere il sistema di accesso agli studi di medicina, rinunciando al numerus clausus”. La proposta è stata bocciata dal Nazionale, “ma con alcuni colleghi stiamo valutando come tornare sul tema. Per garantire un sistema sanitario di qualità, anche a fronte dell’invecchiamento demografico, dobbiamo formare più personale in Svizzera”.

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