
Una vicenda che riunisce un pizzico di mistero, un po'di Paranormal Activity in salsa nostrana e una storia di fantasmi da B-Movie, conditi da un'abbondante dose di "goliardia". Tutto ha inizio con una telefonata al 118: "Aiuto. Le piastrelle di casa nostra trasudano sangue e la macchia si sposta da una stanza all’altra".
Il sangue effettivamente c'era e - come appurato in seguito - apparteneva a un’anziana signora che in quella casa ci abita. Ad allarmare la centrale operativa, come ricorda il Corriere del Ticino, sono le due figlie e il genero. Le forze dell'ordine e i Pompieri, intervenuti sul posto, avevano potuto constatare come la donna non presentasse ferite o tagli. Il mistero di come il sangue sia effettivamente finito sul pavimento è ancora irrisolto, e già qualcuno mormora di fenomeno paranormale.
Ma nel frattempo i 3 interessati erano stati oggetto di un ben più terreno decreto d'accusa firmato dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni, che li aveva accusati di aver allarmato senza motivo Pompieri e Polizia sapendo che l’apparizione del sangue era "frutto di una messinscena".
La prima udienza del processo si era tenuta il 7 aprile e ieri - come riferito dal Corriere del Ticino - il giudice della Pretura penale Siro Quadri ha deciso di prosciogliere tutti gli imputati. Per essere condannati per "falso allarme" la procuratrice pubblica avrebbe dovuto dimostrare che i tre erano per davvero in malafede al momento della telefonata al 118. "Il decreto d’accusa inoltre – ha fatto notare il legale dei tre, l'avvocato Maria Galliani – prevedeva la condanna di tre persone indistintamente, senza sapere chi abbia per davvero telefonato alla centrale operativa". Infatti non era stato possibile reperire la registrazione della conversazione con la centrale operativa.
Per il giudice Quadri si è trattato di "uno scherzo di pessimo gusto a dir poco macabro".
"Quella persona ha qualche turba psichica e decisamente poco rispetto per il lavoro di pompieri e polizia - ha rincarato Quadri - Ma non è stato stabilito né chi ha commesso lo scherzo né se chi ha telefonato al 118 fosse a conoscenza dello scherzo. In questo caso è facile applicare il principio in dubio pro reo".
Lo Stato rimborserà ora anche le spese legali. La procuratrice Valentinua Tuoni può in ogni caso ricorrere in appello.
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