
"Sangue in concorso al Festival. Un insulto alla verità, alla memoria e alle vittime del terrorismo con i soldi dei ticinesi?". Questo è il titolo dell'interrogazione inoltrata dai deputati al Gran Consiglio Fiorenzo Dadò e Paolo Sanvido in merito alla proiezione, al recente Festival di Locarno, del film "Sangue" di Pippo Delbono, con la partecipazione dell'ex BR Giovanni Senzani. I due granconsiglieri chiedevano a quanto ammontasse la partecipazione finanziaria svizzera per la realizzazione del film, nonché un parere sull'opportunità di "questo periodico e indecente uso di denaro pubblico". Dadò e Sanvido volevano inoltre avere un opinione sul valore culturale del film e sul suo effetto sulle vittime di Senzani. L'interrogazione terminava chiedendo se il Consiglio di Stato non ritenesse opportuno che la direzione del Festival si scusasse con le vittime superstiti di Senzani.Ma il Governo, rilevando come non sia la prima volta che deputati al Gran Consiglio chiedano di pronunciarsi e intervenire sulla programmazione del Festival internazionale del film di Locarno, afferma che un giudizio sul film non è di sua pertinenza. "In riscontro a questo genere di richieste dobbiamo ribadire qui i concetti espressi in data 30 novembre 2010 in risposta all’interrogazione di Lorenzo Quadri: “Festival del film di Locarno: come evitare il ripetersi di un altro caso ‘Zombie’?” si legge nella sua risposta. "Compito dello Stato è garantire le condizioni quadro affinché il festival possa continuare, grazie anche al contributo cantonale, ad essere una manifestazione riconosciuta a livello internazionale" prosegue il Governo. "Il Cantone esamina la pertinenza dell’uso del denaro pubblico erogato mediante le verifiche alla contabilità del festival esperite dal Controllo cantonale delle finanze. Tale contributo non ha per oggetto la produzione di film. Come scrivevamo in risposta all’interrogazione citata “il suo compito deve fermarsi qui”. "La programmazione della manifestazione compete al direttore artistico del festival, nemmeno al suo Consiglio di amministrazione, direttore che si avvale in questo di validi collaboratori. La libertà di cui gode il direttore artistico è peraltro riconosciuta come un chiaro plusvalore della manifestazione locarnese. La nomina del direttore artistico compete al Consiglio di amministrazione del festival per cui, nel rispetto della libertà artistica di cui si è detto, spetta eventualmente ad esso esprimere proprie valutazioni." "È poi praticamente scontato e connaturato all’esistenza stessa di un festival del film che di anno in anno spuntino dibattiti, polemiche e contestazioni relativamente a questo o quel film proposto. Dai primi film del neorealismo a quelli di grande genialità ma che avevano il difetto di venire da Oltrecortina, dai film della Nouvelle vague a quelli connessi alla sessualità - da Sebastian a Storie scellerate a Contes immoraux al Salò pasoliniano o all’esplicito Baise-moi, ultimo anno di Marco Müller - fino ai recentissimi LA zombies, ai film di Abel Ferrara ed oggi al film con Carla Juri o a quello oggetto del presente atto parlamentare." Il Consiglio di Stato termina spiegando che anche in questo caso non intende esprimere propri giudizi di valore sulle opere proposte, trattandosi di valutazioni che non sono di sua pertinenza.
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