
Era la prima sagra dopo la stagione invernale, la più importante di tutto il Ticino. Attesa da tutti, grandi e piccini, ma soprattutto dai contadini che alla fiera portavano il bestiame in eccesso per venderlo o per barattarlo. Alla fiera di San Provino ad Agno questa mattina mancavano gli ultimi ritocchi per una festa che non vuole morire, anche se orami è cambiata parecchio. La Gioventù rurale luganese, che da circa 30 anni si occupa del capannone, ha le idee chiare: alla fiera di San Provino vogliamo promuovere i prodotti tipici della zona. Tre giorni all’insegna della tradizione contadina: Silvia Scheggia, presidente della Gioventù rurale luganese, è fiduciosa. La festa vive, tiene duro e sembra destinata a vivere ancora a lungo. “Durante l’anno mi fermano, mi chiedono quando sarà la fiera. Insomma, ho l’impressione che l’affezione per questa festa è ancora viva in gran parte della popolazione. A noi giovani il compito di portarla avanti. Di farla vivere, magari sotto un’altra forma, più attuale. L’appuntamento con la musica è per questa sera, a ritmo di bandelle e canti ticinesi. Si ballerà come lo si faceva un tempo. Magari, come vuole l’antica tradizione, i più grandicelli dichiareranno il loro amore durante un ballo. Oggi a San Provino il bestiame non lo si vede più. Lo si espone. Lo si fa vedere ai bambini e alle famiglie che lo guardano con gli occhi di chi vive in città. Dell’esposizione se ne occupa la Società agricola e forestiera del Luganese. Tra le griglie di ferro, a farla da padrone, ci sono le mucche. Da latte e da carne: le pezzate rosse, le nere, le brune, le scozzesi, le aubrac e altre ancora. Insomma, oggi è una sorta di mostra didattica per i bambini. Ma da’altronde cosa sarebbe la fiera di San Provino senza il bestiame? La tradizione cambia volto, si modella e si adatta. Cambia il suo senso e il suo messaggio: “Noi della Società agricola e forestale del Luganese, ci spiega Jean Claude Antonioli, siamo a San Provino per promuovere la nostra attività, sempre più dimenticata dalla popolazione. Le zone agricole sono in diminuzione. Sempre meno terra per i contadini. È un tema che dovrebbe far discutere di più. E quindi in questi tre gironi di festa, cogliamo l’occasione per parlarne un pochino”. [email protected]
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