
Dopo le Processioni storiche, anche le fiere di San Martino e San Provino potrebbero essere iscritte fra i patrimoni immateriali dell’umanità. È quanto si prefigge un comitato di cittadini che oggi ha lanciato una petizione a sostegno di una futura candidatura.
I motivi della petizione
I membri del comitato promotore, riunitisi oggi ad Agno, non si pongono limiti sul numero di adesioni. 10mila firme, sostengono, equivarrebbero ad un flop. Ma il label Unesco cosa porterebbe a queste manifestazioni già molto amate? "Farebbe sì che ci si impegni ancora di più a mantenere queste due fiere con questa connotazione culturale. Inoltre, con un label Unesco saremmo conosciuti in tutto il mondo, diventerebbero un'attrazione ancora di più turistica", spiega Simona Genini a Ticinonews. "Già oggi le due fiere sono considerate tradizioni viventi e sono iscritte nella lista dell'ufficio federale della cultura. Vogliamo che questo sia mantenuto".
Una tradizione che va mantenuta
Oltre al prestigio il label Unesco impegna una comunità a mantenere e perpetuare una tradizione. Un compito che non è per nulla scontato. Senza l’intervento negli ’80 della gioventù rurale, la fiera di San Provino avrebbe avuto un futuro incerto. Nel comitato che prese in mano le cose c’era anche Angelo Lucchini, che ci racconta i cambiamenti vissuti nel corso degli anni. “C'è chi ancora viene a fare il mercato e a vendere i propri prodotti. Ma è molto cambiato rispetto al passato, quando il mercato rappresentava una fonte di guadagno. Mi ricordo che venivo con mio padre a comperare scarpe e vestiti, oppure anche attrezzi agricoli. Allora non c’erano i negozi che ci sono adesso. C’è stata una grande evoluzione”. Un’evoluzione che ha sempre come faro la tradizione, un tratto comune che travalica le generazioni. “Ognuno di noi ha dei ricordi e dobbiamo mantenerli vivi”, spiega Franck “Lupo” Moser.

