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Ticino
San Gottardo: lanciato il referendum
Redazione
12 anni fa
Il comitato contro il raddoppio ha iniziato oggi la raccolta firme. Carobbio: "Attirerebbe`ancora più traffico"

L'associazione "No al raddoppio del Gottardo" ha lanciato oggi il preannunciato referendum contro la costruzione di una seconda galleria stradale. Al Consiglio federale e al parlamento viene rimproverato di voler aggirare con false promesse il principio della protezione delle Alpi, iscritto nella Costituzione. La prevista norma di legge, che prevede di tenere aperta al traffico solo una corsia in ogni galleria, non è altro che un trucco per aggirare l'articolo costituzionale: una legge può infatti essere cambiata in qualsiasi momento, ha sostenuto oggi in una conferenza stampa a Berna Caroline Beglinger, copresidente del comitato e codirettrice dell'Associazione traffico e ambiente (ATA). "Non facciamoci illusioni - ha ammonito - non appena ci sarà un secondo tunnel, comincerà il parapiglia per aprire tutte e quattro le corsie." Jon Pult, copresidente del comitato e presidente dell'Iniziativa delle Alpi, ha ricordato che lo spazio alpino è un ecosistema fragile. In montagna il traffico ha effetti nocivi maggiori e a soffrirne sono le persone e l'ambiente. Difatti, ha spiegato, nelle strette valli uno stesso veicolo causa una concentrazione di sostanze nocive tre volte superiore rispetto all'Altipiano, e ancor più se le condizioni meteo sono sfavorevoli. Da parte sua la consigliera nazionale Marina Carobbio (PS/TI), vicepresidente dell'Iniziativa delle Alpi, ha rilevato che il Ticino subisce già fortemente le conseguenze del traffico sull'asse del San Gottardo e un raddoppio finirebbe inesorabilmente per attirare ancora più traffico, in particolare quello pesante. La salute delle persone che vivono lungo l'asse nord-sud ne soffrirebbe ancora di più. Inoltre, ha affermato la Carobbio, con la costruzione di una seconda canna, il Ticino sarebbe completamente isolato dal resto della Svizzera per 140 giorni, poiché sarebbe necessario risanare d'urgenza la galleria esistente senza un'offerta alternativa su treni-navetta. Ma anche la Romandia subirebbe le conseguenze dell'eventuale raddoppio, ha detto la consigliera nazionale Anne Mahrer (Verdi/GE), membro del Comitato centrale dell'ATA. Per finanziare il progetto bisognerebbe infatti rinviarne altri. Facile prevedere che, in questo caso, la Romandia sarebbe ancora una volta sfavorita. Secondo la copresidente dei Verdi e membro del Comitato dell'Iniziativa delle Alpi Regula Rytz il raddoppio sarebbe però anche in concorrenza con numerosi programmi negli agglomerati, che non avrebbero una base finanziaria sicura. Al San Gottardo, ha sottolineato, circolano in media circa 17'000 veicoli al giorno, molti di meno che negli agglomerati urbani, perciò chi vi costruisce una quinta galleria (comprese quelle ferroviarie) butta i soldi nel buco sbagliato. Dal canto suo il consigliere nazionale Philipp Hadorn (PS/SO), segretario centrale del Sindacato del personale dei trasporti (SEV), ha rilevato che con il raddoppio il governo, i partiti borghesi e la lobby stradale corrono coscientemente il rischio di sabotare l'effetto positivo della nuova trasversale ferroviaria alpina che sarà inaugurata nei prossimi anni. Non è così che s'invoglia l'economia a trasportare maggiormente le merci con la ferrovia, ha sottolineato. Stando alla consigliera nazionale Edith Graf-Litscher (PS/TG) un secondo tubo stradale metterebbe in pericolo la politica di trasferimento dalla strada alla ferrovia, inoltre la Svizzera rischierebbe di incorrere in problemi giuridici con l'Unione europea: l'accordo bilaterale sui trasporti terrestri si basa infatti sul principio della libera circolazione sulle strade, pertanto non è possibile adottare misure che limitino eccessivamente il traffico. L'associazione "No al raddoppio del Gottardo" raggruppa una cinquantina di organizzazioni; oltre a ATA, Iniziativa delle Alpi, SEV, Partito socialista e Verdi, ne fanno parte anche Verdi liberali, Partito evangelico, Greenpeace, WWF, Pro Natura e Pro Velo. Il termine per la raccolta delle 50'000 firme necessarie per la riuscita del referendum scade il 15 gennaio.

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