
Quattromilasettecento firme per salvare l’Orchestra della Svizzera italiana. Sono state raccolte da un gruppo di cittadini dopo la decisione dello scorso sei giugno della SSR SGR di ridurre da 3,5 milioni a 1 milione di franchi il contributo diretto all’orchestra della svizzera italiana. Un taglio che metterebbe in ginocchio l’orchestra, fiore all’occhiello assieme al Festival del film di Locarno della cultura ticinese, aveva a suo tempo ricordato il ministro Gabriele Gendotti. Numerose le firme illustri appartenenti al mondo economico politico e culturale che hanno aderito alla petizione. Le firme verranno consegnate ai rappresentanti della CORSI. Ad aderire alla petizione anche il Governo ticinese, la deputazione del Grigioni italiano e la città di Lugano. Con le firme si chiederà che la CORSI prenda ufficialmente posizione di fronte alle decisioni della SSR, senza limitarsi a un semplice “prendere atto”, come invece ha fatto fin’ora. "Con la firma - ci spiega Anna Biscossa, promotrice del gruppo di sostegno - si chiede dunque che in occasione dell’assemblea straordinaria della CORSI del 28 novembre prossimo, sia inserita all’ordine del giorno una trattanda che preveda la discussione e la decisione assembleare sul ritiro da parte della cda SSR delle misure che implicano tagli al contributo della SRG SSR per le attività culturali nella Svizzera italiana”. Insomma, l’assemblea CORSI vuole dire la sua! Durante la presentazione della petizione oggi si è voluto quindi ricordare l’importanza culturale dell’orchestra della Svizzera italiana. Sono intervenuti il direttore del festival del film di Venezia Marco Müller, il filosofo Zambelloni, la municipale Giovanna Masoni. Ma a mettere pepe nella discussine è stata la voce di chi non ha risparmiato dure critiche nei confronti dei vertici della CORSI. La questione sarà discussa nella prossima assemblea straordinaria. E i toni, c’è da giurare, saranno accesi. Sul tema abbiamo raccolto una reazione di Giorgio Giudici in qualità di membro della CORSI: “Non si possono fare le battaglie sulle barricate. Anche la cultura deve sapere che ha limiti finanziari. E chi sostiene questa raccolta di firme dovrebbe prima mettere i soldi per partecipare al finanziamento della Radio-orchestra. Se si tira troppo la corda uno giorno o l’altro si spezza”.
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