
Sono sempre più numerose le vetture che registrano automaticamente informazioni sulla durata dei tragitti, la velocità media o ancora il modo di frenare, e le inviano alla casa madre senza che il proprietario se ne accorga.
L'obiettivo di questi dispositivi è di raccogliere dati sugli incidenti e di eliminare eventuali difetti della vettura, ma il TCS sostiene che si tratta di una pratica "problematica".
"Il rischio è che in futuro questi dati possano essere venduti alle assicurazioni e alle società di leasing che, di conseguenza, possono decidere di diminuire le prestazioni o ancora di identificare i conducenti a rischio e aumentare i premi" afferma sul Corriere del Ticino di oggi il portavoce ticinese del TCS, Renato Gazzola. "Chi acquista questo tipo di vetture - ormai la maggioranza del mercato - al momento della firma si trova a sottoscrivere clausole che consentono la trasmissione delle informazioni. Da un punto di vista legale al proprietario resta quindi ben poco margine di manovra."
Secondo Gazzola questa tendenza proseguirà. "Il tema è sensibile e d'attualità, basta infatti pensare alla volontà di Berna di introdurre il sistema di mobility pricing che, dovesse concretizzarsi, si tradurrebbe in ancora più controlli per gli automobilisti" afferma il portavoce TCS. "Ogni spostamento verrà registrato e non ho dubbi sul fatto che la circolazione del futuro, con l'introduzione massiva di scatole nere e controlli, vedrà le strade costellate di sensori e telecamere. E questo può provocare non pochi problemi in termini di privacy. Ecco perché occorre agire al più presto."
Dal canto suo il TCS intende fare pressione a Bruxelles, affinché i costruttori siano più trasparenti in materia e coinvolgano maggiormente gli automobilisti.
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