
L’armonia del paesaggio svizzero è attualmente minacciata da due fattori: l’aumento di popolazione, che porterà inevitabilmente ad uno sviluppo verticale degli agglomerati urbani, e dal gusto architettonico post-moderno. L’aumento della popolazione, aggravato dal fatto che la gente sia sempre più propensa a vivere in piccoli appartamenti anziché in case monofamiliari in zone periferiche, implica la costruzione di palazzine e la cementificazione di ogni zona verde in prossimità delle città. Il gusto estetico contemporaneo, che tollera mostri architettonici appartenenti alle più brutte mode artistiche, come il brutalismo o il decostruttivismo, non consente un giudizio oggettivo della bellezza di un edificio in rapporto con l’armonia complessiva di un insediamento urbano. Di conseguenza, le nuove strutture edificate per far fronte alla continua crescita della popolazione – nonostante i tantissimi appartamenti sfitti!- tendono ad essere sempre più brutte, disarmoniche e incongrue col paesaggio.
La sezione dello sviluppo territoriale, del dipartimento del territorio del Canton Ticino, ha emanato nel 2016 una serie di linee guida cantonali al fine di tutelare i nuclei storici nell’ambito della procedura edilizia. All’interno di questo documento, consultabile al seguente link https://www4.ti.ch/fileadmin/DT/direttive/DT_DSTM_SST/Interventi_nei_nuclei_storici_022016.pdf, si spiega l’importanza del salvaguardare i nuclei ticinesi da un’edilizia scriteriata, che ne annienterebbe i valori architettonici e paesaggistici, oltre che offenderne la coerenza costruttiva e storica. Questo discorso andrebbe però esteso anche a tutte le zone residenziali e, soprattutto, quelle turistiche. Il centro della città di Lugano non è stato tutelato dalle sperimentazioni architettoniche post-moderne, infatti è ormai una città sfigurata. I bellissimi palazzi ottocenteschi che si affacciano su Piazza della Riforma, gli eleganti affreschi delle case in stile neoclassico e le pregiate volte a botte incrociata che impreziosiscono Via Nassa stonano coi palazzoni di vetro e cemento che sono stati inseriti da un cattivo arbitro d’eleganza nel nucleo vecchio della città. I grandi magazzini dalle pareti in vetro che sono stati costruiti in Piazza Dante non sono coerenti con lo stile architettonico di quel preciso territorio.
Nel 2006 il Consiglio di Stato, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, ha deciso di impegnarsi per tutelare le opere architettoniche appartenenti al movimento moderno. Purtroppo questo lavoro di tutela non si estende alla moltitudine di altri bellissimi edifici storici premoderni che continuamente soccombono sotto alle ruspe o l’incuria dei proprietari. Negli ultimi decenni il Ticino ha perso edifici di inestimabile valore storico ed artistico per far spazio ad edifici che ricalcano mode architettoniche post-moderne. Al posto del suntuoso castello di Trevano vi è ormai un polo scolastico che, con la sua evidente bruttezza, non può certo insegnare ai giovani il valore della bellezza, come invece è ben incarnato dallo stile neoclassico del Liceo di Lugano 1. Sotto la stazione dei treni vi erano alcuni edifici ottocenteschi, ricchi di capitelli decorati e affreschi in stile floreale, che sono miseramente stati abbattuti per far spazio a palazzine il cui gusto contemporaneo non è coerente con le ville adiacenti. Le nostre bellissime valli, come ad esempio Gola di Lago o Val Colla, anziché presentare un paesaggio omogeneo e tradizionale sono state sfregiate con orripilanti abitazioni cubiche in cemento. Consentire l’edificazione di immobili moderni, squadrati e dal tetto piatto, in vetro e cemento, tra i vecchi rustici in pietra e legno dovrebbe essere vietato al fine di tutelare la coerenza del paesaggio. Purtroppo il cantone è pieno di schifezze architettoniche disarmoniche col contesto rurale ed elegante che era tipico della zona.
Per arginare questo progressivo scempio sono necessarie due cose: impedire l’abbattimento di edifici storici dal valore artistico rilevante, promuovendone la riqualifica, e impedire la costruzione di edifici eccessivamente stravaganti, siano essi di gusto moderno, decostruttivista, brutalista, blob e quant’altro. Sia che si tratti di alloggi popolari, come certi tristi casermoni cubici di Molino Nuovo, o di (presunte) opere architettoniche pubbliche come quel cuneo nell’occhio che è il LAC di Ivano Gianola, è fondamentale rispettare una serie di criteri come la sobrietà, il buon gusto, la coerenza con gli edifici storici circostanti e, per quanto possibile, promuovere l’utilizzo di materiali locali tradizionali come la pietra, il legno o i mattoni. Per mantenere quanto più possibile una coerenza e una bellezza paesaggistica del cantone i comuni dovrebbe varare norme ben più severe sull’estetica degli immobili e gli architetti dovrebbero quanto più possibile creare opere in stile classico o tradizionale, la cui bellezza è garantita da secoli di continua reinterpretazione. Dal 2003 il premio internazionale Driehaus onora le migliori opere in stile “Nuova architettura classica”: speriamo che lo vinca presto anche un ticinese, ridando lustro all’antico canone classico palladiano che esigeva venustas, firmitas e utilitas.MD
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