
Ad ognuno il suo: a Novazzano si costruisce, a Bellinzona ci si interroga. Eh no, dalle parti di Palazzo delle orsoline, il progetto per l’edificazione di un capannone per la logistica di oltre 13 mila metri quadrati non è passata inosservata. E come avrebbe potuto: l’ultimo terreno rimasto inedificato, oltre 11 milioni di investimento, un aumento dei mezzi pesanti, nessuna indicazione circa la creazione di nuovi posti di lavoro. Così, manco a dirlo, è scattata un’interrogazione al Consiglio di Stato. L’UDC Marco Chiesa però non è solo, a firmarla sono i deputati di tutti e sei i partiti facenti gruppo in Gran Consiglio: oltre a Chiesa, Giorgio Fonio (PPD), Michela Delcò Petralli (I Verdi), Ivo Durisch (PS), Ivano Lurati (Lega) e Samuele Cavadini (PLR).
In estrema sintesi, la riflessione interpartitica è questa: non si fa che parlare di imprese ad alto valore aggiunto, preferenza del lavoratore residente, diminuzione del traffico, protezione del territorio, eccetera, eccetera, eccetera… e poi si finisce così. Con un magazzino. Molto grande, d’accordo, ma pur sempre un magazzino. Nulla contro il progetto in questione, si badi bene, secondo Chiesa questa non è che l’ennesima prova di come vanno le cose alle nostre latitudini. L’idea è cambiare marcia, o per citare il titolo dell’interrogazione, di salvare il salvabile. E le sei domande indirizzate all’Esecutivo cantonale, ci racconta Chiesa, puntano a questo. Per cominciare: i comuni non potrebbero dotarsi di strumenti giuridici atti a subordinare le domande di costruzione alla creazione di posti di lavoro ad alto valore aggiunto e ad un sfruttamento sostenibile del territorio? E ancora, l’autorità cantonale ha la facoltà di intervenire, o perlomeno la volontà di mettere mano alle leggi in modo da contrastare l’insediamento di ditte che non recano alcun beneficio? E infine: il Governo è disposto ad elaborare un quadro giuridico che subordini l’insediamento di nuove ditte a criteri legati al valore aggiunto ai salari dignitosi e al lavoro residente? Insomma, per i sei firmatari la campagna è finita e le parole stanno a zero. Adesso ci vogliono i fatti.
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