
Il Consiglio di Stato deve presentare il messaggio di legge di applicazione dell'iniziativa "Salviamo il lavoro in Ticino" entro la fine dell'estate.
È la richiesta avanzata in una mozione presentata oggi da tre deputati PPD, Fiorenzo Dadò, Giorgio Fonio e Simone Ghisla, i quali propongono nel loro atto parlamentare pure alcune idee per velocizzare l'attuazione di quanto deciso dal popolo ticinese lo scorso 14 giugno.
Il nuovo articolo costituzionale approvato con il 54,7% di voti favorevoli, ricordiamo, prevede che i salari minimi siano stabiliti dal Consiglio di Stato.
I tre deputati popolari democratici ritengono tuttavia "che l’ampiezza e l’importanza del tema non possa essere ridotta a una serie di decisioni di carattere amministrativo, ma deve essere inquadrata in una legge cantonale, così che nella sua elaborazione possa essere realizzato il più ampio coinvolgimento delle parti sociali e, se necessario, del popolo sovrano."
Ciò premesso, Dadò e colleghi avanzano una serie di spunti e proposte per agevolare la concretizzazione di quanto deciso dal popolo e facilitarne l’applicazione, evitando l’impasse che stanno conoscendo Neuchâtel e Giura: "Vogliamo dare il nostro contributo in modo positivo e costruttivo nel solo interesse di aiutare il mercato del lavoro ticinese" affermano.
Secondo i tre mozionanti un’eventuale legge cantonale deve affrontare almeno i seguenti tre aspetti:
"A. Il concetto di salario minimo: la differenziazione secondo “mansione e settore economico interessati” sarà verosimilmente difficile da applicare e richiederà valutazioni complesse. Per evitare che questo processo ritardi eccessivamente l’applicazione di quanto deciso dalle cittadine e dai cittadini ticinesi, occorre a nostro avviso prevedere che, fino a quando sarà possibile stabilire dei salari differenziati, il salario minimo dovrà in ogni caso consentire ai cittadini di vivere in modo dignitoso."
"B. II ruolo dei contratti collettivi di lavoro: lo Stato deve incentivare e favorire la conclusione di contratti collettivi di lavoro, poiché sono le parti sociali (datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori) quelle che conoscono meglio la situazione economica dell’impresa e sono quindi meglio in grado – nella fissazione dei salari – di considerare la situazione particolare del mercato o della singola azienda. Occorrerà in proposito valutare la possibilità di fissare salari settoriali solo dopo aver lasciato alle parti sociali un tempo adeguato (6-9 mesi) per concludere un contratto collettivo di lavoro;"
"C. Le possibili misure per evitare la concorrenza “sleale” di fornitori e prestatori di servizi dato esteri: è verosimile che i datori di lavoro svizzeri saranno svantaggiati dal fatto che i concorrenti esteri, nel loro Paese, non sono tenuti al pagamento di salari minimi equiparabili a quelli che dovessero essere fissati in Ticino. Per evitare che questa situazione determini una riduzione della concorrenzialità delle imprese ticinesi – soprattutto per quanto riguarda il mercato interno – dovrà essere fatto il possibile affinché la fornitura di prestazioni o servizi in Ticino sia subordinata al rispetto di condizioni salariali analoghe a quelle imposte ai datori di lavoro che hanno sede in Ticino. Tale principio dovrà essere applicato con particolare rigore nell’ambito delle commesse pubbliche."
Inoltre chiedono l'applicazione immediata dei contratti normali di lavoro che prevedono dei salari minimi.
Fatte queste premesse i tre deputati PPD chiedono che il Consiglio di Stato presenti entro a fine dell’estate 2015 un messaggio di legge di applicazione dell'iniziativa dei Verdi e che i salari minimi contenuti in contratti normali di lavoro consentano di avere un tenore di vita dignitoso.
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