
Soffia un vento parecchio agitato su Bellinzona. Il referendum lanciato, con tanto di cavaliere a fungere da ariete, promette battaglia contro il credito di oltre diciannove milioni di franchi approvato dal Consiglio comunale per la valorizzazione della fortezza. Già, ed ecco il primo tasto dolente: la denominazione, che secondo il consigliere comunale del Noce ed ex sindaco Brenno Martignoni Polti è imposta dall’alto, condivisa da pochi e non rende giustizia alla storia della Turrita. «I latini dicevano "in nomen omen", ovvero nel nome c’è un destino, c’è anche una caratterizzazione. I castelli sono dei castelli, e come tali devono essere nominati».
La diatriba
La diatriba sul nome non è però l’unico motivo per il quale, secondo i referendisti, il messaggio del Municipio va annullato. «Nel messaggio è anche racchiusa un’indicazione, che è quella di istituire una fondazione», spiega Martignoni Polti. «Una fondazione che di fatto e di diritto prenderà in mano la gestione e la conduzione dei castelli, con in pratica una sottrazione di queste competenze agli organismi di controllo popolare». Terzo e ultimo punto: la gratuità di corti e percorsi murari, che deve rimanere tale. «L’accesso a uno spazio pubblico deve essere tutelato affinché la gente possa andarci senza dover pagare un ingresso».
Avanti con Ticino & Lavoro e PC
Oltre al Noce e a singole personalità, alla crociata che mira a trasformare la fortezza in castelli partecipano anche Avanti con Ticino & Lavoro e il Partito Comunista, rappresentato dal coordinatore giovanile Adam Barbato Shoufani, secondo cui gestione e biglietteria sono due temi che non possono essere scissi. «Anche quando la Commissione gestione della Città di Bellinzona auspica che venga mantenuta la gratuità dell’accesso ai castelli per la cittadinanza, per i residenti e per le scolaresche, non c’è nessuna garanzia che questi auspici verranno rispettati, proprio perché la fondazione, nella sua conformazione giuridica, agisce autonomamente, indipendentemente da enti esterni».
Il tema scalda anche le nuove generazioni
Contrariamente agli altri promotori, per lo più politici navigati, Shoufani è studente liceale e il tema, assicura, scalda anche le nuove generazioni. «Essendo uno dei pochi spazi verdi all’interno del nostro centro storico, i castelli rappresentano anche uno spazio giovanile nel quale i giovani si ritrovano. È quindi una parte della nostra quotidianità che penso i giovani non vogliano perdere e non vogliano vedere soggetta a prezzi per il loro utilizzo di questo spazio». Spazi su cui i cittadini, ultimi baluardi della democrazia, si esprimeranno se entro l’11 maggio verranno raccolte tremila firme.

