
Raccontare quello che si sta vivendo può essere un primo passo, anche quando non si cerca subito una soluzione. In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, Telefono Amico invita a considerare l’ascolto una forma di attenzione verso sé stessi e gli altri.
Uno spazio per parlare
Chiamando il 143 si trova uno spazio nel quale esprimersi liberamente, senza giudizio. Volontarie e volontari formati sono a disposizione giorno e notte: chi telefona non deve necessariamente affrontare una crisi, ma può semplicemente avere bisogno di raccontare ciò che sta vivendo.
Ascoltare, ricorda l’associazione, non significa avere sempre le parole giuste o risolvere i problemi dell’altra persona. Significa esserci e accogliere quello che sta provando.
Un benessere che riguarda tutti
La salute mentale fa parte della salute di ogni persona e può cambiare nel corso della vita. La ricorrenza del 10 ottobre è quindi anche un’occasione per imparare a riconoscere i propri stati d’animo, concedersi il diritto di chiedere aiuto e prestare maggiore attenzione a chi ci sta accanto.
Dalla telecamera al 143
Giornalista e autrice di documentari, Resy Canonica ha trascorso anni raccogliendo storie con la telecamera e il microfono. Poi è diventata volontaria di Telefono Amico: «Credevo di sapere che cosa significasse ascoltare. Poi sono diventata volontaria del Telefono Amico, e ho capito che c’era ancora strada da fare». Nel documentario, racconta Canonica, chi parla ha un volto e sa che la propria storia sarà vista. Al 143, invece, «non c’è un volto, non c’è un nome, non c’è nessuna immagine da proteggere. C’è soltanto una voce». L’anonimato può aiutare a raccontare paure e sofferenze difficili da condividere altrove. In quei momenti, scrive l’ex volontaria, non servono necessariamente risposte: «Serve restare. Lasciare spazio alle parole, ai tempi, ai silenzi. Non giudicare, non minimizzare, non affrettarsi a consolare». E al telefono «la storia resta a chi la racconta». Canonica continua a credere nel valore delle storie raccontate in pubblico per combattere lo stigma. Ma sottolinea anche l’importanza di un luogo discreto, aperto giorno e notte, in cui parlare senza essere visti: «Nessuna delle due basta da sola».

