
Quale maggiore spesa comporterebbe per il Canton Ticino un'eventuale accettazione popolare, il prossimo 18 maggio, dell'iniziativa per un salario minimo di 4'000 franchi?
Si tratta di una domanda non ancora emersa, in questa campagna di votazione, ma che merita di essere considerata. Soprattutto alla luce delle ristrettezze finanziarie con cui è confrontato il Cantone, alle prese con tagli e limature un po' in tutti i settori. Non certo il miglior momento per un aumento di spesa.
Eppure all'interno dell'Amministrazione cantonale sono centinaia i lavoratori che percepiscono meno di 22 franchi all'ora. Per l'esattezza, secondo i dati fornitici dalla Sezione delle risorse umane del Cantone, 342 persone.
Tra queste 342 persone quasi tutti sono ausiliari, impiegati perlopiù nel settore delle pulizie, mentre 26 sono dipendenti nominati.
Tutti i loro stipendi andrebbero ritoccati verso l'alto, con un conseguente aumento di spesa per lo Stato. Un aumento che però il Consiglio di Stato non è in grado di stimare.
"Il Governo non dispone di valutazioni di questo tipo" afferma ai nostri microfoni il presidente Manuele Bertoli, nel cui dipartimento, insieme a quello di Beltraminelli, lavora la stragrande maggioranza dei dipendenti cantonali con paghe inferiori ai 4'000 franchi. "Ma evidentemente se del caso anche il Canton Ticino dovrà attenersi al volere popolare."
La responsabile della Sezione delle risorse umane, Verena Vizzardi, ritiene comunque che non si possa parlare di "salasso". I ritocchi sarebbero nell'ordine di poche centinaia o decine di franchi mensili per ogni dipendente.
Il salario minimo sarebbe un lieve aumento di spesa per il Cantone, quindi, ma un grande aiuto per coloro che rappresentano le fasce più deboli del mercato del lavoro.
Uno scenario futuro, per ora. Se diverrà realtà, lo sapremo il 18 maggio.
Andrea Stern
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