
Sulle cifre ancora non si sbottona nessuno. Ma, se compromesso sarà, è verosimile che quanto aveva calcolato il fronte rosso-verde, ovvero un salario minimo sociale di 22.50 franchi all'ora, alla fine sarà ritoccato verso il basso. In Gestione - notizia proprio di questi giorni - alla fine tutti i partiti si sono seduti al tavolo anche per evitare la chiamata alle urne. «Abbiamo ricevuto la risposta del Governo, secondo loro attuando i criteri dell’iniziativa si arriverebbe intorno ai 25 franchi», spiega a Ticinonews il capogruppo del Plr Matteo Quadranti. «Un importo non accettabile da una parte borghese. Se si scende, un importo tra i 21.50 e i 22 franchi potrebbe entrare in considerazione. Ma non voglio fare cifre perché il tavolo è ancora aperto».
Il nodo dei contratti collettivi
Un altro punto spinoso, che non piace alla sinistra e ad una parte sindacale, riguarda i contratti collettivi, svincolati oggi per legge dal salario minimo. «Ci sono delle trattative tra gli iniziativisti, il mondo economico e i partiti borghesi», ci spiega Ivo Durisch, capogruppo PS. «L’obiettivo è trovare un salario che tutte le parti possano accettare e che si trovi anche una soluzione sui contratti collettivi di lavoro».
L'iniziativa per la neutralizzazione dei valori di stima
Se l'arrivo sui banchi del Parlamento del salario minimo dovrà attendere, lo stesso non si può dire per l'iniziativa democentrista per la neutralizzazione dei valori di stima, che approderà in aula a febbraio con due rapporti. «Siamo riusciti a rispettare gli impegni presi a dicembre quando come partito abbiamo chiesto di rinviare il dossier in commissione. Abbiamo raggiunto un accordo per un rapporto di maggioranza tra Plr, Udc, Centro e Lega mentre i rosso-verdi sono rimasti della loro opinione», afferma Quadranti. «Dal nostro punto di vista è un’iniziativa inutile, che porta solo confusione tra i cittadini con un articolo costituzionale che non servirà a niente, per cui noi di fatto la bocciamo. In ogni caso, quando ci sarà la revisione generale delle stime il Parlamento dovrà chinarsi sul tema. Per cui è assolutamente declamatoria», ribatte Durisch.

