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Salario minimo in stallo
Salario minimo in stallo
Salario minimo in stallo
Redazione
8 anni fa
I Commissari sono ancora lontani da una soluzione condivisa. La campagna elettorale non aiuta

Più che a Palazzo delle Orsoline, il salario minimo, pare essere in alto mare. E una quadratura del cerchio sull’iniziativa dei Verdi approvata più di tre anni e mezzo fa, non si vede nemmeno con il binocolo, tanto per restare in metafora. In principio ad allungare i tempi erano stati i mesi di trattative tra sindacati ed imprenditori, l’attesa di una garanzia federale che tardava e le immancabili polemiche. Poi 14 mesi fa il Governo aveva fatto la propria proposta: dai 18 e 75 ai 19 e 25 franchi all’ora, per 41 ore e mezza alla settimana, per dodici mesi. Una proposta che da allora giace in sottocommissione lavoro dove i deputati, inutilmente finora, cercano una soluzione che sia ampiamente condivisa. Più facile a dirsi che a farsi, evidentemente.

"Il messaggio e il tema sono importanti - ha dichiarato il coordinatore della sottocommissione Nicola Pini (PLR) ai microfoni di TeleTicino - Ci sono tante attese e anche alcuni rischi che questa misura comporta. Stiamo cercando di approfondirli per trovare qualcosa che renda contenta il maggior numero di persone possibile".

Il problema è che ogni partito ha una propria forchetta di riferimento: il PLR sposa la soluzione del Consiglio di Stato, il PS sotto i 20 franchi orari non vuole scendere, la Lega è possibilista ma propone incentivi alle imprese che assumono residenti, il PPD invece vorrebbe un fondo perequativo. L’idea, per farla breve, è quella di prelevare una parte di salario ai frontalieri, per darla ai residenti. Oggi uno dei giuristi di Palazzo ha esposto il proprio parere. Ma non occorre essere degli esperti del settore per intuire che qualche problemino rischia di esserci. "Questo lo sapevamo già, la nota lascia però aperta la possibilità di avere un salario differenziato e siamo convintiche  sia la strada giusta anche per poter tener conto dell'importante peso dei premi della cassa malati a cui i residenti devono far fronte", ha replicato di Raffaele De Rosa (PPD) all'emittente di Melide.

"Questa è una proposta che potremmo anche sostenere perché potrebbe essere saggia - è stata la posizione del leghista Michele Guerra - L'importante per noi è che vi sa un salario minimo dignitoso così come una tutela a favore dell'assunzione dei residenti e, soprattutto, che questo non si riveli un regalo ai frontalieri."

"Sicuramente per noi il lavoro effettuato deve essere pagato in maniera uguale per tutti, per cui non riteniamo possibile prendere una parte di stipendio di un frontaliere per darlo a un residente", ha ribattuto Ivo Durisch (PS).

"A noi importa che ci sia una ponderazione degli interessi in gioco equilibrata e qualcosa che poi sia realmente applicabile, perchè non possiamo uscire ancora con proposte che poi non reggono i tribunali o i referendum", ha concluso Pini.

Risposte che, mettetevi il cuore in pace, difficilmente arriveranno entro l’estate. Nessuno a Palazzo lo dice ad alta voce, ma tutti lo sanno: la campagna elettorale non favorisce decisioni di questo peso.

Tutti i dettagli nel TG di TeleTicino delle 18.45

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