
Già a novembre AITI aveva giudicato "controverso" il salario minimo proposto dal Consiglio di Stato, prevedendo effettivi negativi sull'occupazione e sulla competitività di diverse imprese (vedi articolo suggerito). "A beneficiare del salario minimo saranno quindi 9'500 persone su oltre 156'000 salariati. E di queste 9'500 persone 6'100, quindi praticamente 2/3, sono lavoratrici e lavoratori frontalieri", avevano evidenziato AITI e la Camera di commercio in una presa di posizione congiunta.
Nel merito delle cifre proposte - salari minimi orari compresi fra CHF 18.75 (3'372 franchi al mese per 41,5 ore settimanali) e CHF 19.25 (3'462 franchi mensili) - AITI e Camera di Commercio avevano pure sottolineano come “aziende, commerci, piccole attività artigianali che hanno margini di guadagno sensibilmente inferiori e che sono sottoposte a forte competitività” rischierano la delocalizzazione o addirittura la chiusura.
Il direttore Stefano Modenini ha ribadito la posizione di AITI anche in una recente intervista rilasciata a La Provincia di Como, nella quale ha evidenziato come l’introduzione di un salario minimo rischia di avere effetti deleteri sulle retribuzioni dei residenti, che già ora prendono di più. Il rischio, secondo Modenini, è che diverse imprese si troverebbero costrette ad aumentare i salari ai frontalieri e, per coprire i costi ed evitare pesanti ripercussioni finanziarie, a diminuire quello dei residenti.
“Noi sosteniamo la proposta del Governo, oltre non è possibile andare - ha ribadito Modenini al quotidiano comasco - Immaginare un salario al di sopra del 20 franchi come sostiene parte dei sindacati avrà pesanti ripercussioni dal punto di vista occupazionale”.
L’audizione in Parlamento e i dubbi delle imprese
Martedì 30 gennaio, una delegazione composta dai vertici di AITI, della Camera di Commercio e alcuni imprenditori di aziende di lunga tradizione, sono stati sentiti in audizione dal Gran Consiglio (in seguito sono stati sentiti anche i sindacati). Nel corso dell’incontro sono stati presentati i dati di un sondaggio svolto tra le imprese associate che ha evidenziato una serie di problematiche.
In primis la proposta del Governo è stata ritenuta “difficile da sostenere finanziariamente”, in quanto si dovrebbero, come detto, riadattare le fasce salariali superiori al minimo. La ‘forchetta’ proposta è inoltre ritenuta troppo stretta e andrebbe ripensata in un contesto più ampio, con dei minimi che prendano in considerazione la differenziazione per mansione.
Dal sondaggio è inoltre emerso che poco più del 98% dei dipendenti che guadagna meno di 19.25 franchi è frontaliere. Ne consegue, si legge, che chi beneficerà di un salario minimo uguale o superiore a tale soglia sarebbero quasi esclusivamente lavoratori non residenti.
In caso di approvazione della proposta governativa, quasi la metà delle aziende interpellate si troverebbe costretta a diminuire i salari superiori - quelli dei residenti - del necessario per compensare l’aumento obbligatorio, in modo da non incidere sulla massa salariale complessiva.
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