
Oggi l'Ufficio federale di statistica (UST) di Neuchâtel ha diffuso i dati relativi lo stato dei salari svizzeri e il nostro potere di acquisto. Dal rapporto emerge che il Paese sta bene sotto l'aspetto delle economie domestiche. Abbiamo chiesto a Igor Righini, presidente del PS, e a Massimiliano Robbiani, deputato della Lega, cosa ne pensano del quadro tracciato dall'UST (vedi suggeriti).
Ecco cosa ne pensa il deputato leghista:
Signor Robbiani, concorda su quanto sostiene l'Ufficio federale di statistica e come giudica la situazione del Ticino?"Concordo soltanto parzialmente: le condizioni della Svizzera sono migliori ma la cosa non vale per il Ticino, in cui il cittadino non dispone di sufficiente liquidità. Per il Ticino non è cambiato nulla, la situazione permane a livelli pessimi. Anche senza il dumping salariale, le paghe erogate sono basse e servirebbero degli adeguamenti da parte delle aziende. Nella vendita alcuni salari hanno avuto un aumentato ma di casi critici ne possiamo vedere molti. Oggi una semplice venditrice percepisce un buon salario presso i maggiori retailer e la legge che ha prolungato l'apertura dei negozi ha dato una mano al settore".
A cosa è dovuta la differenza, in termini salariali, con il resto del Paese?"Le condizioni da noi sono diverse rispetto alla Svizzera interna, il frontalierato e il dumping influenzano in modo negativo il mercato del lavoro. Le aziende contano sui frontalieri e, per questa ragione, mantengono i salari bassi. A mio avviso la vita in Svizzera interna non è più costosa che qui da noi. Questa affermazione è soltanto un mito del passato. Diciamo che il Ticino si è adeguato ai costi svizzeri ma non agli stipendi d'oltralpe".
Quali le misure attuabili?"Le aziende dovrebbero aumentare gli stipendi come primo punto. Il paradigma per il quale chi guadagna a sufficienza spende di più e in loco è sempre valido. Chi prende una paga decorosa è in grado di fare la spesa sul nostro territorio. Andare in Italia a fare la spesa non è giusto per la nostra economia, ma non mi permetto di fare i conti in tasca a chi fatica a tirare a fine mese, quindi comprendo chi si sposta a fare acquisti oltreconfine per non svenarsi il magro conto corrente".
Ecco invece la posizione del presidente del Partito socialista:
Signor Righini, cosa può dire della situazione salariale in Ticino?"Il problema principale è che abbiamo un gap di 1'000 franchi anche in meno di salario mediano rispetto al resto della nazione. In Ticino abbiamo una grave precarietà che è in grande aumento; i contratti a tempo determinato sono diffusissimi e ledono le condizioni quadro. Molte persone in Ticino faticano a trovare un posto a tempo pieno e sono costretti ad accettare incarichi su chiamata. In Ticino una persona su tre fatica ad affrontare una spesa imprevista di 2'500 franchi. Come emerge dai dati, capiamo che la necessità di si ristabilire un ordine sano: il ceto medio si sta precarizzando sempre più, perdendo le grandi certezze che aveva conquistato nel passato".
Perché il resto della Svizzera ha meno squilibri?"Pensando ad altre regioni svizzere di frontiera, notiamo che riescono a sfruttare i vantaggi della fascia di confine senza patire condizioni di precariato. Abbiamo saputo fare così anche noi nel passato ma attualmente non è più così. Il fatto che il Ticino sia stato attrattivo dal punto di vista fiscale, ha fatto sì che si importassero delle politiche economiche a scapito dei dipendenti, i quali vengono visti come un costo e non per quello che sono invece, una risorsa. Dall'altra parte del confine abbiamo la Lombardia, che ha un numero di disoccupati pari a tutta la popolazione ticinese. Il nostro mercato, senza frontalieri, non potrebbe andare avanti. L'economia ha un ruolo sociale fondamentale e non può crescere al di fuori dei canoni solidali, magari scappando con la delocalizzazione".
Quali idee metterebbe in atto?"Contratto minimo: l'iniziativa "Salviamo il lavoro in Ticino" è passata e ora serve attuare tutto in maniera impeccabile. Non vi è nulla di peggio che avere dei salari minimi che ristagnano al di sotto della soglia di povertà. Servono paghe minime di 3'700-4'000 franchi. Dobbiamo tornare alle medie salariali svizzere: il costo della vita qui è anche superiore rispetto al resto della nazione".
LD'A
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