
L’accordo sull’applicazione dell’iniziativa popolare “Salviamo il lavoro in Ticino” non è stato trovato ma sul tavolo del Consiglio di Stato è arrivato il rapporto definitivo con le posizioni di economia, sindacati e iniziativisti. Ad anticiparlo è il Corriere del Ticino, che spiega inoltre come questo dossier, che raccoglie dunque criticità e proposte dei membri del Gruppo di lavoro, servirà come base al Governo per decidere se applicare un salario minimo unico, compreso tra i 2'972 e i 3'523 franchi al mese, oppure se attenersi a quanto richiesto dall’iniziativa, ovvero salari minimi differenziati in base al settore economico.
Per le associazioni economiche bisognerebbe puntare su “salari differenziati in base a una percentuale del salario mediano nazionale per mansione e settore economico interessati”. E se si dovesse percorrere la via del salario unico, AITI e la Camera di commercio del Canton Ticino precisano che un salario di "17,30 franchi l’ora è l’unica opzione condivisa".
Secondo l’IRE, invece, la retribuzione minima ammonterebbe a 2’818 franchi, ma la rappresentante degli iniziativisti, la deputata dei Verdi Michela Delcò Petralli e il segretario regionale di Unia Enrico Borelli hanno già fatto sapere al Corriere che “l’unica ipotesi di lavoro per noi percorribile è quella di un salario minimo di 20,34 franchi”. Ovvero, sotto i 3’523 franchi al mese non si scende.
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