
Dai verbali della Commissione parlamentare emergono nuovi elementi sullo scandalo Argo 1, ovvero il sistema di salari irregolari nelle società di sicurezza private. Un tema che, secondo il Caffé, è stato finora trascurato e che il domenicale riprende nella sua edizione odierna, citando le dichiarazioni di un ex dipendente di Argo 1, che hanno poi portato alla denuncia di Unia.
L'ex dipendente, prima di essere assunto da Argo1, lavorava per un'altra società di sicurezza privata: "Posso dire che questa forma di pagamento in parte in bonifico e in parte in contanti e senza precisione nell’allestimento dei fogli paga è un sistema diffuso, per lo meno nelle aziende di piccola e media dimensione" aveva affermato il 5 giugno alla Commissione parlamentare d'inchiesta, riferendosi alle società di sicurezza privata. Ma a finire nel mirino della Magistratura per pagamenti in nero, evidenzia il Caffé, è stata soltanto la società Argo 1.
L'ex dipendente aveva spiegato i sistemi di pagamento dei salari e delle ore supplementari: aveva iniziato a lavorare ad Argo 1 a fine luglio 2014 "messo a disposizione dal mio datore di lavoro di allora. Non so che genere di accordi siano stati presi. In precedenza ero retribuito a tariffa oraria, 22 franchi e 50 lordi. Guadagnavo 100-110 franchi a serata per la sorveglianza di discoteche, eventi e concerti". Poi aveva spiegato le condizioni salariali da fine luglio in poi: "Mi fu detto che avrei ricevuto 3’800-4’000 franchi al mese per il periodo d’impiego presso il Centro di Lumino. Si trattava di un salario netto. In effetti io non ho mai ricevuto un foglio paga mensile dal quale avrei potuto rilevare eventuali trattenute o altro. Io ricevevo il mio stipendio in parte a bonifico e in parte in contanti. Se ne occupava il responsabile della ditta in cui ero impiegato, che non era precisa nell’allestimento dei fogli di salario, come non lo era in precedenza".
Affermazioni che secondo il domenicale fanno nascere diversi interrogativi: se questa prassi del nero era così abituale e diffusa, possibile che non sia mai trapelato niente e che nessuno, tra quanti dovevano controllare, si sia accorto di nulla? È ammissibile che sulle società di sicurezza, a cui Cantoni e Comuni affidano compiti anche delicati come, appunto, la sorveglianza dei centri per asilanti, non si eserciti una vigilanza in grado di evitare una violazione della legge così estesa e reiterata?
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Caffé
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