
In un'interrogazione inoltrata al Consiglio di Stato, i deputati Michela Delcò Petralli (Verdi) e Giorgio Fonio (PPD) chiedono un approfondimento a seguito del preoccupante calo dei salari mediani ticinesi dal 2008, anche in quei settori definiti promettenti dal Cantone, come l'industria farmaceutica del settore Life-sciences, la fabbricazione di computer, l'elettronica, l'ottica e orologi e quella di apparecchiature elettriche della meccanica ed elettronica, la logistica del settore moda e i servizi di informazione e comunicazione.
I due deputati fanno notare che il divario salariale tra il Tinco e la Svizzera continua ad aumentare costantemente: nel 2004 la differenza era del 13,8%, nel 2008 del 14,7%, nel 2010 del 15%, nel 2012 del 16,8% nel 2012 e nel 2014 la differenza ha raggiunto il 17,2%.
Una differenza, quest'ultima, che i due deputati reputano "in alcun modo giustificabile con un minor costo della vita".
"In alcuni rami economici" scrivono i due granconsiglieri, "le retribuzioni ticinesi sono praticamente la metà rispetto a quelle svizzere. Quel che è ancora più inquietante è che i salari mediani in Ticino sono calati fra il 2008 e il 2014 in alcuni settori definiti “promettenti” (le Life-sciences, la moda, la meccanica ed elettronica e le tecnologie dell'informazione-comunicazione) sui quali il cantone vorrebbe puntare in futuro".
"Nel 2014" aggiungono, "il salario mediano svizzero nel settore privato era di 6’189 franchi, mentre in Ticino di 5’125 franchi, 1'064 franchi in meno". Ma in alcuni rami lo scarto raggiunge quasi il 50%:
"Nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica, ottica e orologi (NOGA 26), ad esempio, il salario mediano svizzero è di 6’629 franchi, mentre in Ticino 3'602 franchi. Stessa cosa per la fabbricazione di apparecchiature elettriche (NOGA 27): 6’727 franchi in Svizzera, 3’441 in Ticino . Questi settori sono caratterizzati da una proporzione elevata di dipendenti con un formazione primaria e da una forte presenza di manodopera frontaliera. Nella fabbricazione di computer, apparecchi elettronici, ottica e orologi in Ticino, ad esempio, il 65,6% dei dipendenti ha una formazione primaria, solo il 14,2% ha terminato un apprendistato (6,6% maturità, 6,6% diploma scuola professionale superiore, 6,4% titolo universitario) e circa l’80% proviene da oltrefrontiera.
"Lo scarto con il resto delle Svizzera però", proseguono, "si riscontra anche in altri settori dove sono richieste qualifiche più elevate: nell’industria farmaceutica (NOGA 21) il salario mediano svizzero è di 9’694 franchi e quello ticinese di 5'199 franchi. Eppure il 22,4% dei salariati ha un diploma universitario e il 5,1% di una scuola professionale superiore. Inoltre rispetto al 2008 si è dimezzata la quota di chi ha una formazione primaria e sono aumentate sia quella di chi ha una formazione secondaria (apprendistato e formazione secondaria generale) che di chi ha una formazione universitaria. Nei Servizi di informazione e comunicazione (NOGA 58-63) il salario mediano ticinese è del 35% inferiore alla mediana nazionale: 5'510 franchi in Ticino, 8'474 franchi in Svizzera. In questo ramo oltre la metà dei dipendenti ha una formazione terziaria (35% ha un titolo universitario e 18% una formazione professionale superiore)".
Confrontando i dati relativi al 2008, Delcò Petralli e Fonio constatano che i salari mediani in Ticino negli ultimi sei anni sono calati in molti settori: "Il salario mediano nell’industria manifatturiera in generale è diminuito di 139 franchi, e i rami che hanno subito questa evoluzione sono numerosi: Fornitura di acqua e trattamento dei rifiuti: - 29 franchi. Industria farmaceutica: - 32 franchi. Fabbricazione di mezzi di trasporto: - 194 franchi. Fabbricazione di computer, elettronica, ottica e orologi: - 360 franchi. Addirittura nella fabbricazione di apparecchiature elettriche il salario mediano è calato di 1367 franchi e nella fabbricazione di articoli di gomma plastica di 1525 franchi".
"Per quanto riguarda il terziario, il salario mediano è sceso nel ramo “trasporto e magazzinaggio” (dove è rappresentata anche la logistica, una delle componenti più importanti del settore della moda in Ticino) di 217 franchi in sei anni. Nelle "attività tecniche e scientifiche" in generale il calo è di 296 franchi, ma nella sottocategoria "attività legali, contabilità, ingegneria, architettura" le retribuzioni sono scese di 376 franchi. Fa peggio il ramo “servizi di informazione e comunicazione”: il calo per tutto il ramo è di 1’023 franchi, ma per quanto riguarda le "attività informatiche a altri servizi informativi" (NOGA 62-63) siamo a 1640 franchi in meno rispetto al 2008, record negativo assoluto fra tutti i rami economici!"
"Molti di questi rami economici" concludono i due deputati, "fanno parte di quelli che vengono definiti settori chiave della competitività dell’economia ticinese. Sono settori dove già oggi la percentuale di manodopera frontalieri è elevata o sta rapidamente crescendo. Senza disporre di informazioni più approfondite in quest’ambito, si rischia di indirizzare lo sviluppo economico del cantone verso settori che offrono salari inadeguati per i residenti a fronte delle qualifiche richieste e che non faranno che aggravare il problema della sostituzione della manodopera indigena con quella d’oltreconfine".
I due deputati chiedono quindi al Consiglio di Stato se intende incaricare l’Ufficio cantonale di statistica dell’approfondimento di questi aspetti e ciò anche in previsione delle riunioni del gruppo “tavolo di lavoro sull'economia ticinese” costituito dal Dipartimento dell’economia e della finanze, che dovrà scegliere gli assi dello sviluppo economico futuro. "In particolare" specificano Delcò Petralli e Fonio, "sarà necessario esaminare i livelli salariali, l’evoluzione dei salari mediani fra il 2008 e il 2014 nei vari rami economici, specialmente quelli definiti “promettenti”, la presenza di manodopera frontaliera, determinare se esiste una diversa evoluzione dei salari alti, medi e bassi e se il divario fra le retribuzioni alte e basse è aumentato".
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