
Non c’è dubbio, Locarno 2020 è stato un festival diverso dal solito. Confrontata con le restrizioni legate al Covid, la rassegna ticinese si è trasformata e lo si capisce dalla dicitura “For the Futuro of Films” aggiunta al nome della manifestazione. Voleva essere soprattutto un segnale di speranza a tutta l’industria cinematografica. Ogni edizione del festival ha anche i suoi numeri, quelli di quest’anno, però, non sono confrontabili con quelli delle passate edizioni. Nelle sale sono entrate 5’950 persone, mentre online (la vera novità di quest’anno) vi sono stati 320mila accessi al sito della rassegna, 80mila le visualizzazioni di film e contenuti originali.
“Obiettivi raggiunti”
Venerdì sono stati consegnati i Pardi e per la prima volta ne sono stati assegnati, con il progetto The Films After Tomorrow, anche a pellicole ancora in produzione. A conquistarli Chocobar di Lucrecia Martel e Zahori di Mari Alessandrini. Ieri, invece, si sono tenute le ultime proiezioni in sala. “I nostri obiettivi sono stati raggiunti”, ha dichiarato il presidente Marco Solari, chiudendo la rassegna. “Siamo riusciti a lanciare un messaggio di solidarietà nei confronti dell’industria cinematografica”.
“Sala e on demand possono coesistere”
La direttrice artistica Lili Hinstin, invece, ha sottolineato come questo festival abbia insegnato una cosa: “La sorprendente risposta del pubblico ci ha emozionato e fatto davvero riflettere sul futuro del cinema, perché ha dimostrato come l’esperienza della sala e quella del video on demand non siano per forza contrapposte”. Il direttore operativo Raphaël Brunschwig ha invece sottolineato come la pandemia abbia accelerato il progetto di digitalizzazione del festival: “Come avrà già scoperto chi in questi giorni ha navigato sul nostro nuovo sito, il Locarno Film Festival è ufficialmente diventato anche una piattaforma di distribuzione di contenuti”.
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