
In Ticino il fenomeno dell'invecchiamento ha investito anche il sacerdozio. Lo riporta ilCaffé.ch nella sua edizione domenicale. La realtà dei fatti è che ormai i vescovi durante l'ultimo incontro in Vaticano si sono ritrovarti a dover chiedere al Papa di valutare, nei luoghi dove c'è scarsità di preti, il sacerdozio per i diacono con famiglia. Ma infatti, stando alla statistica dell'Annuario della Diocesi di Lugano risultano 220 sacerdoti, fra diocesani e extradiocesani ma c'è una questione: il 25% ha più di 70 anni e il 18% ha superato i 75.
Nel nostro cantone di preti diocesani attivi se ne contano 141, ciò vuol dire uno ogni 2500 abitanti. Pochi preti in Ticino e per di più anziani, che si devono occupare di 250 parrocchie su un territorio ampio e disagiato. Negli anni ’50, nel Ticino ancora rurale, all’inizio del boom economico, di preti ce n’erano il doppio.
"L’invecchiamento del clero è un dato di fatto dovuto alla secolarizzazione, alla scarsità delle vocazioni, al calo delle nascita, insomma al fatto che il mondo è cambiato" afferma vicario foraneo del Locarnese don Carmelo Andreatta. In Ticino dunque, pochi preti incentivati ad intraprendere questo percorso e per questo si è pensato di trovare una soluzione, introducendo "la pastorale di rete", ovvero una modalità organizzativa proposta dalla diocesi di Lugano per rimediare all’invecchiamento e alla scarsità del clero. Prevede una collaborazione più intensa fra le varie parrocchie, fra preti e laici.
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