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Rubò dati all'intelligence, 20 mesi con la condizionale
Rubò dati all'intelligence, 20 mesi con la condizionale
Rubò dati all'intelligence, 20 mesi con la condizionale
Redazione
10 anni fa
Questa la pena inflitta dal Tribunale federale di Bellinzona nei confronti di un informatico arrestato nel 2012

Venti mesi con la condizionale è la pena inflitta oggi dal Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ad un informatico arrestato nel 2012 per il furto di un vasto quantitativo di dati negli uffici del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). Il TPF ha ritenuto l'uomo, un 48enne attualmente domiciliato a Salerno (Italia), colpevole di spionaggio politico aggravato e violazione del segreto d'ufficio. Secondo l'atto d'accusa, l'imputato agli inizi del 2012 ha sottratto all'intelligence elvetica diversi dischi rigidi con circa 507 gigabyte di dati "molto delicati" classificati come segreti. Intendeva vendere le informazioni a "enti stranieri interessati" suddividendole in una decina di "pacchetti" del valore di 100'000 franchi l'uno. Aveva già stampato due annunci di vendita in inglese, ma non ha avuto il tempo di attuare il suo progetto. L'informatico è infatti stato arrestato il 25 maggio del 2012, su segnalazione di una filiale bernese dell'UBS, dove, tre giorni prima di compiere il furto, aveva apertamente spiegato i suoi piani nel tentativo di aprire un conto cifrato. Il Ministero pubblico delle Confederazione (MPC) chiedeva una pena di cinque anni di reclusione per spionaggio politico e tentata violazione del segreto d'ufficio. La difesa auspicava la piena assoluzione o, nel caso di un giudizio di colpevolezza, sei mesi di detenzione con la condizionale. Un pena con cure psichiatriche ambulatoriali in Italia. Lo stato di salute mentale dell'imputato è stato infatti al centro dei dibattiti odierni. Per i suoi legali all'epoca dei fatti l'informatico era scontento e con problemi psichici. Il furto di dati sarebbe stato "una atto dimostrativo" verso i colleghi per far vedere che egli era "migliore" e anche per rendere pubblico il loro comportamento persecutorio nei suoi confronti (mobbing). Inoltre il colloquio con la banca per aprire un conto cifrato dimostra l'assenza di volontà criminale e la mancanza di una totale sanità mentale. Un perito psichiatrico ascoltato dalla corte ha detto che l'imputato è disturbato, soffre di ansietà e si sente minacciato. Di tutt'altro parere invece il MPC, secondo il quale l'accusato è sano di mente: "completamente in grado di intendere e di volere". Egli ha operato in modo pianificato e non c'è nessun indizio di un'azione spontanea. Inoltre le sue dichiarazioni sono contraddittorie e ha adattato le sue deposizioni alle varie perizie mediche. La vicenda del furto all'intelligence elvetica è diventata di dominio pubblico alla fine di settembre del 2012, quando il Dipartimento della difesa (DDPS) e la Procura federale si erano visti costretti a rivelare i fatti, anticipando un articolo della SonntagsZeitung. All'epoca taluni parlamentari federali avevano chiesto la partenza del capo del SIC, Markus Seiler, e criticato la sorveglianza esercitata da Ueli Maurer, allora ministro della difesa.

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