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Ticino
Rossi denuncia Bignasca, Pantani ed il Mattino
Redazione
18 anni fa
L'ex direttore dell'AET va al contrattacco: denuncia per diffamazione ed ingiurie

L'ex direttore dell'Azienda Elettrica Ticinese (AET) Paolo Rossi passa al contrattacco. Il Caffé scrive infatti che Rossi ha deciso di denunciare per diffamazione ed ingiurie il leader leghista Giuliano Bignasca, il deputato Rodolfo Pantani ed il giornale di partito, il Mattino della Domenica."Ho subito in silenzio tanti insulti - ha spiegato Rossi al Caffé  - e in silenzio ho aspettato che la Procura finisse la sua indagine, mentre contro di me si era scatenata una campagna diffamatoria".Prosciolti Rossi e l'ex presidente del CdA Mauro Dell'Ambrogio si apre ora un nuovo capito giudiziario nelle polemiche sull'AET. Polemiche che, ricordiamo, erano state innescate dal rapporto della KPMG sulla conduzione dell'azienda.Ma non è finita qui. Perché Giuliano Bignasca non sta certo a guardare. E oggi, sul Mattino, rilancia, chiedendo l'apertura di un'altra inchiesta penale. "Mentre il PG Balestra se ne esce con un vergognoso non luogo a procedere nei confronti degli ex vertici dell’Azienda elettrica ticinese - scrive Bignasca - dalla KPMG si denunciano le pressioni subite affinché il famoso rapporto venisse cambiato ed addomesticato in favore di AET! Ma stiamo scherzando? Questo è un ricatto bello e buono! Avanti subito con un’altra inchiesta penale".La guerra delle cifreOltre al capitolo giudiziario la vicenda si gioca anche sul piano della polemica sulle cifre. "Grazie alla nostra stretegia commerciale - sostiene Rossi - in tre anni gli utili che l'AET riversa al Cantone sono passati da 5 a 20 milioni".Bignasca la vede invece diversamente. "L'AET - scrive - in demenziali operazioni all’estero ha polverizzato almeno 160 milioni di franchi del contribuente ticinese (Matanord 25 milioni, GeoPower SA 4,35 milioni, Centrale carbone 65 milioni, Centrale olio di palma 52 milioni, Rigassificazione Albania 22 milioni). A questi vanno aggiunti i circa 65 milioni di Fr già pagati da AET senza l’avallo del Gran Consiglio per la tristemente nota centrale a carbone di Lünen e di cui, forse anche per impegni precedentemente presi, circa 45 milioni sono stati versati dall’accoppiata Reto Brunett e Fausto Leidi. E ricordiamo che la centrale di Lünen oltretutto non dispone nemmeno di un permesso di costruzione, ed è pure oggetto di un referendum".

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