
Non si è trattato di un raptus. Questo uno degli elementi emersi ieri nel terzo giorno di processo contro Marco Siciliano. L'imputato non agì in preda a un raptus e non è affetto da malattie mentali - è la conclusione della perizia psichiatrica allestita dal dottor Carlo Calanchini. Dunque, nessuna scemata responsabilità. E sempre nella giornata di ieri sono stati letti gli sms che Marco Siciliano ha mandato dal telefono cellulare della moglie, per far credere alla famiglia e agli amici che Beatrice avesse deciso di allontanarsi temporaneamente da casa. Oggi la parola passa all’accusa.L'augurio di Agnese Balestra Bianchi alla pp E' iniziata la requisitoria che porterà ancora in mattinata alla richiesta di pena. Prima di dare la parola alla procuratrice pubblica Rosa Item, il giudice Agnese Balestra Bianchi ha voluto rivolgere proprio al magistrato alcune parole: "Oggi io credo che lei, gentile signora procuratrice, pronuncerà una richiesta di pena per l'ultima volta di fronte ad una corte. Io penso che le sia doveroso esprimere un ringraziamento per la tenacia e la determinazione con cui ha esercitato il suo difficile ministero per 12 anni. Spero che abbia a trovare soddisfazioni anche nella sua nuova carica di giudice della corte penale d'appello". Item descrive Bea: una donna semplice e generosaAll'inizio la pp ha descritto alcune caratteristiche della vittima, Beatrice Sulmoni, definita una donna "semplice e generosa", determinata tanto che per tutta la famiglia era un punto di riferimento. E nell'ultima fase della sua breve vita il suo grande desiderio era quello di avere un secondo figlio. Marco Siciliano nel frattempo trova lavoro alla clinica di Novaggio, dove si innamora presto di una collega. La loro storia clandestina decolla velocemente. Lui dice all'amica che è un uomo sposato, che ha un figlio, ma anche che il rapporto coniugale non funziona più e che è sua intenzione separarsi quanto prima. Lei crede alle sue parole e così accetta questa relazione, dicendogli però che non è disposta a fare l'amante per troppo tempo.Siciliano: "Ho vissuto i giorni seguenti all'omicidio di Beatrice in una realtà parallela" Rosa Item ripercorre poi le ultime fasi prima dell'arresto di Marco Siciliano. In particolare a partire da sabato 3 aprile, quando la famiglia Sulmoni si decide a denunciare in polizia a Mendrisio la scomparsa di Beatrice. La farsa di Siciliano sta ormai crollando. Troppi dubbi si sono insinuati tra i parenti di Bea riguardo agli sms che ricevono dal telefono della 36enne. Il padre della donna da giorni non crede più che a scriverli sia veramente la ragazza e in un occasione sfida Siciliano dicendo che è lui a mandare quei messaggi e di aver gettato Bea nel fiume Breggia. La sera precedente al giorno della denuncia la televisione italiana dirama l'annuncio del rinvenimento del cadavere di una donna seminuda nel lago di Como. Intanto Siciliano viene sentito dalla polizia riguardo alla scomparsa di Beatrice: inizialmente dice che se n'è andata col portafogli, le carte di credito e le seconde chiavi dell'auto. Dopo un litigio. Ma la verità sull'identità del cadavere trovato nel lago viene alla luce. Gli inquirenti lo interrogano sugli sms che "qualcuno" ha continuato a spedire col telefono di Bea. Messaggi che contengono parole usate in coppia, che solo lui e lei potevano conoscere... La confessione ... Nega. Si perde. Si mette le mani nei capelli, dice di non capire più niente, di aver avuto incubi per tutta la settimana, nei sogni vede la faccia di Beatrice, dice che la vede morta, poi vede il figlio: "Non so più quello che ho fatto, penso di averla uccisa ma non lo so". Forse le ha dato una tisana. Poi ricorda di vederla morta sul divano. "Vedo ancora gli occhi sbarrati". "Sì, l'ho uccisa. Sì ho invi
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