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“Romeo e Giulietta ha portato l’amore anche nel cast…”
“Romeo e Giulietta ha portato l’amore anche nel cast…”
“Romeo e Giulietta ha portato l’amore anche nel cast…”
Redazione
9 anni fa
Paolo Meneguzzi parla dell’esperienza del Musical, giunto all'ultimo spettacolo: "Un bel riconoscimento per i ragazzi"

Tre spettacoli sold out (l’ultimo questa sera al palazzo dei Congressi a Lugano), un reality show e 6 mesi di intensa preparazione per portare in scena il primo musical interamente scritto, prodotto e messo in scena in Ticino. “Romeo & Juliet”, la love story-capolavoro di William Shakespeare, è stata tradotta in chiave moderna dalla Pop Music School – la scuola di musica, canto, danza e recitazione del cantautore Paolo Meneguzzi - per una produzione che ha coinvolto una sessantina di artisti ticinesi, tra ballerini, attori e cantanti.

L’esperienza sta per concludersi e le recensioni elogiano lo spettacolo e il lavoro degli artisti, tutti non professionisti. Una grande soddisfazione per coloro che hanno messo in piedi lo spettacolo.“Si, le recensioni ci hanno commosso” ci racconta Paolo Meneguzzi. “Ci hanno trattato come dei professionisti. È stato incredibile quello che ci hanno dato questi ragazzi e adulti. Ce l’hanno messa tutta e si sono meritati questo successo. È meraviglioso che il pubblico ticinese li abbia accolti in questo modo”.

Com’è stato lavorare con dei non professionisti?“È stato un lavoro molto soddisfacente, ma anche difficile e duro, non solo per noi, ma anche per loro, tra pianti, crisi ed emozioni vissute nell’arco di questi mesi. Spero che ora avranno la voglia di portare avanti questa passione e di non spegnere i loro sogni. Non c’erano solo giovani, ma anche adulti che negli anni avevano messo da parte, per vari motivi della vita, il desiderio di salire su un palco. Anche loro hanno potuto coronare il loro sogno".

Il lavoro di preparazione è stato accompagnato da un reality show, trasmesso su TeleTicino. Come è stata vissuta questa esperienza?"All’inizio molti ragazzi erano timorosi, non erano abituati alla telecamera. Poi è diventata una normalità, condividevano con lei la scena. Questa situazione ha sicuramente contribuito a superare l’emozione di stare su un palco. È naturalmente una sensazione diversa quella di stare di fronte a una telecamera. Ma si ha comunque gli occhi continuamente puntati addosso. È un percorso che è servito a liberarli da tensioni e paure. E tensioni ce ne sono state parecchie. Alcuni non erano pronti a un lavoro psicologicamente duro e impegnativo. Anche perché molti di loro andavano a scuola o lavoravano. Tutto il loro tempo libero lo hanno dedicato al musical. Recitare poi li ha confrontati con diverse emozioni".

Puoi raccontarci qualche aneddoto?"Si sono formate molte coppie all’interno del cast. Romeo & Giulietta ha quindi portato anche una vena d’amore. È stata molto bella inoltre la condivisione tra persone di diversa età, dal più piccolo al più grande, con un grande rispetto reciproco. Ci sono poi stati attacchi di panico da gestire, soprattutto verso il finale. C’era molta emozione, anche perché la storia stessa evoca sentimenti forti. C’erano scontri sulla scena, guerra tra famiglie e stare nel personaggio portava anche a cambi di umore".

La tragedia di Romeo e Giulietta è stata tradotta in chiave moderna, con rimandi anche alla politica attuale. Una scelta coraggiosa..."Abbiamo rivisitato completamente la storia, mantenendo la base di Shakespeare. Ma abbiamo voluto fare una versione nostra e mandare un messaggio di pace. Abbiamo trasformato il conflitto tra le famiglie Montecchi e Capuleti in una guerra che avviene per strada, tra religioni, divisioni di razze ed etnie. In questo modo è diventato un musical che ha anche un senso sociale. Pur essendo passati 400 anni, alla fine ci ritroviamo a lottare sempre per le stesse cose. C’è una bellissima scena in cui bambini soldato raccontano gli orrori della guerra. Ma abbiamo volutamente evitato di utilizzare armi sul palco per una questione etica. Particolarmente apprezzata è stata anche la scelta del teatro nel teatro. A un certo punto ci si trova di fronte alla rivalità di due Giuliette che lottano per essere la Giulietta “ufficiale”.

Stasera calerà il sipario sull’ultimo spettacolo. Un’esperienza che si ripeterà?"Come scuola porteremo sicuramente avanti altri progetti. Abbiamo investito tempo e passione, che ci hanno ripagati. Il Musical ha funzionato e non c’è motivo per non ripeterlo di nuovo. Una delle frasi più belle che ho sentito, prima dell’inizio dello spettacolo, è stato quello di mamma Capuleti che mi ha sussurato. “Sono 25 anni che aspettavo questo momento”. Sono quelle frasi che non ti scorderai mai. Basterebbe solo questo per avere la voglia di continuare".

Qual è la cosa che ti ha sorpreso di più?"Io stesso a volte mi sono dimenticato che di fronte a me avevo degli artisti non professionisti. Mi sono perso ad osservare le loro qualità. Mi sembrava di assistere a uno spettacolo di alta qualità, come di solito si vedono nelle produzioni estere".

"Sono grato che" conclude, "grazie a questo progetto, ci è stata data tanta visibilità. Oltre a dare un messaggio di pace, è stato significativo poter trasmettere che si può fare qualcosa di bello anche qui in Ticino".

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