
La Posta, come è noto, ha avviato una drastica cura dimagrante incentrata sulla riduzione della presenza, un tempo capillare, dei propri uffici sul territorio.
In molti hanno opposto resistenza e il nostro Governo cantonale ha pure chiesto una moratoria sulla chiusura degli uffici del colosso giallo. Ma la Posta, per bocca della sua direttrice Susanne Ruoff, ha bocciato la richiesta ticinese. La manager ha spiegato a La Regione che la riorganizzazione in atto non è altro che la naturale dinamica di riorientamento che l'ex regia federale sta perseguendo per dare le risposte più efficienti alle necessità della clientela. Ruoff è convinta che l'abitudine di basarsi su una corrispondenza cartacea verrà soppiantata da quella elettronica, con email e altri vettori.
Il Governo aveva chiesto ai dirigenti della Posta di procrastinare la scure che si starebbe valutando di abbattere su 45 uffici postali che, alla meglio, verrebbero "trasformati". Sulla risposta negativa della Posta riguardo alla moratoria, il direttore del DECS Manuele Bertoli ci ha spiegato che nelle prossime settimane è previsto un incontro con Ruoff e i rappresentanti dell'azienda, per cui al momento è prematuro sbilanciarsi: "Non si può ancora dire come verrà gestita la faccenda" ci ha detto Bertoli.
Per cercare di dipanare la questione, o quanto meno chiarirla, abbiamo quindi contattato un altro politico particolarmente attivo nella difesa degli uffici postali, il consigliere nazionale PPD Marco Romano.
Signor Romano, la Posta ha risposto picche in merito alla moratoria per posticipare a dopo il 2020 la chiusura di 45 uffici postali.
"A mio avviso le moratorie rimandano il problema e questo non è decisamente auspicabile. Quando una cosa non è come dovrebbe essere, va risolta in tempi celeri e senza tentennare, congelando la dinamica in atto non si farebbe altro che acuire il problema. Servono briglie attualmente e il nostro Parlamento sta agendo in tal senso, attraverso una specifica serie di atti parlamentari in favore degli uffici postali di centri abitativi medio piccoli. Il fatto che la Posta abbia il mandato della prossimità non deve mai venir perso di vista e i paletti, che la politica sta cercando di mettere, agiscono proprio in tal senso. Personalmente preferisco prendere le asperità di petto e in modo franco, facendo prevalere le ragioni."
Qual è la sua opinione in merito a quanto ha detto la direttrice Susanne Ruoff, e cioè che le email e, più in generale, internet manderanno in pensione il vecchio paradigma di fare posta?
"La rivoluzione tecnologica è partita e questo impone alle persone di vivere la posta in maniera diversa rispetto ai nostri nonni. Ovviamente i progetti vanno pensati sul lungo periodo, tenendo conto delle generazioni diffuse nella società attuale. La posta non può dimenticare le generazioni che sono over 50, infatti l'evoluzione deve essere pensata sulla base di tutta l'utenza e non unicamente dei giovani cittadini, smaliziati nell'uso di internet. Si deve pure prendere atto che alcuni progetti sono interessanti per i giovani. Inoltre vorrei chiarire che le agenzie permettono di mantenere quasi tutti i servizi con l'estensione degli orari. Quando si è impegnati in ufficio e non è possibile trovare una finestra di tempo per recarsi agli sportelli, trovo comodo che i pacchi possano venir recapitati dove ci si trova."
L'incubo licenziamenti, per i 1'700 collaboratori attivi in Ticino, è concreto.
"La politica secondo la quale si intende rallentare questo processo sarà inestimabile per salvare i dipendenti dai licenziamenti. E' grave che ci si riempia la bocca con il fatto che i giovani non vanno in posta e intanto si licenziano gli over 50, i quali quei servizi "normali" li richiedono ancora. Penso che il Parlamento non contesterebbe il management se il fatturato della Posta non fosse importante a livello di cifre, a fronte di una miglior gestione del personale."
Insomma, abbiamo margine di manovra o il corso degli eventi sarà ineluttabile?
"Vedo, da parte di Berna, una decisa reazione per stabilire dei paletti e l'intenzione di condurre questa transizione in maniera attenta. Vorrei spezzare una lancia in favore della Posta, la quale ha diffuso un comunicato volto a evidenziare che molti degli aspetti, che le venivano contestati, sono stati risolti. Questa è sicuramente una delle prove che ci fa comprendere quanto siano utili le pressioni fatte. Reputo che il gigante giallo dovrebbe attivarsi massicciamente per far giungere anche in Ticino i messaggi relativi alla bontà del proprio operato. Vorrei concludere con un breve appunto: ai comuni compete il fatto di essere proattivi. Citando l'esempio della mia Mendrisio, abbiamo messo a disposizione della Posta, che avrebbe chiuso, degli uffici di proprietà del Comune a Capolago. In questo modo abbiamo scongiurato una chiusura e ripristinato la vita sociale legata a uno sportello nel quartiere, salvando capra e cavoli."
Loris D'Agostin
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