
Continua a non convincere in Ticino il concordato entrato in vigore in gennaio che prevede di far capo agli artificieri di Zurigo, dotati di uno speciale robot, in caso di allarme bomba nel nostro Cantone.
È in particolare il tempo d'attesa - due ore e mezza d'auto da Zurigo - a suscitare qualche preoccupazione. Se ne era discusso già in gennaio, in occasione del primo intervento zurighese nel nostro Cantone, a Locarno, se ne sta discutendo nuovamente da ieri, a seguito dei due falsi allarmi bomba di ieri a Lugano.
Per appurare che in realtà non si trattava di due bombe bensì di una valigia vuota e di un sacchetto contenente effetti personali, si è dovuto attendere diverse ore, durante le quali le rispettive zone sono rimaste isolate. E la gente si è legittimamente preoccupata.
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, afferma sul Corriere del Ticino di oggi di capire e condividere queste preoccupazioni. E di aver lui stesso già espresse.
"Si tratta di una decisione presa dalla Conferenza dei direttori e noi avevamo già sollevato dubbi viste le distanze che ci separano da Zurigo" dichiara Gobbi. 2L'intervento di ieri dimostra che le preoccupazioni erano corrette. Chiederemo dunque soluzioni alternative per il Ticino."
Il consigliere di Stato sottolinea che la scelta di centralizzare tutto a Zurigo, Berna e Ginevra ha comunque una motivazione logica. "I tempi sono cambiati. Con le brigate rosse, l'IRA o l'ETA lo strumento dell'allarme bomba veniva utilizzato per fare pressione politica. Oggi, come accaduto a Bruxelles, chi organizza un attacco lo compie pochi minuti dopo aver piazzato l'ordigno e anche avendo in casa i migliori artificieri non si riuscirebbe a disinnescarlo. Non siamo in un film hollywoodiano in cui salta fuori un eroe e salva tutti. Dobbiamo purtroppo ammettere che lo Stato non può evitare ogni rischio."
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