
Non è passata inosservata l’interpellanza di quattro granconsiglieri del Gruppo Udc in Gran Consiglio che chiedeva di risparmiare soldi e tutelare l’ambiente interrompendo la stampa cartacea di riviste da parte del Cantone. Nell’atto parlamentare firmato da Edo Pellegrini, Roberta Soldati, Daniele Pinoja e Paolo Pamini si puntava il dito contro Scuola ticinese e l’Annuario statistico ticinese, ma l’invito era esteso anche ad “altre pubblicazioni” dello Stato. L’associazione dell’industria grafica Viscom Ticino, però, non ci sta e ha deciso di inviare ai quattro deputati una lettera a firma del presidente Stefano Soldati e del direttore Stefano Gazzaniga.
Indotto e sostenibilità
Nel testo l’associazione ricorda quanto l’industria grafica sia importante per l’economia ticinese. “Per ogni franco investito in uno stampato si crea un indotto a livello locale di 80 centesimi (Studio Bak)”, si legge. “Pochi altri settori possono assicurare tali proporzioni”. Nel nostro Cantone, aggiungono, sono oltre un migliaio gli addetti e ogni anno vengono formati 40 apprendisti nelle varie professioni. Inoltre, gran parte delle aziende ticinesi rispettano gli standard Fsc “garantendo la gestione sostenibile delle foreste”, scrivono.
“Inammissibile e imperdonabile”
Ai deputati, la Viscom ricorda inoltre la delicatezza del periodo che stiamo attraversando, “che sconvolgerà per lungo tempo la vita sociale, economica, culturale del mondo intero. Un periodo che cambierà la storia. Siamo spaventati, disorientati, globalizzati nell’incertezza. Oggi più che mai, quindi, pensare di limitare i mezzi d’informazione, in qualsiasi forma, è inammissibile e imperdonabile”.
I falsi miti sulla stampa
Nella loro lettera, poi, i rappresentanti di Viscom contestano alcuni falsi miti sulla non sostenibilità della stampa, ricordando gli sforzi fatti negli ultimi decenni per conciliare l’arte tipografica con la tutela dell’ambiente. Secondo le statistiche della Fao, sottolineano, solo l’11% del legname mondiale è abbattuto per la produzione di carta, contro il 28% delle segherie e il 53% utilizzato per la produzione energetica. “Una delle molte proprietà della carta è il suo ruolo come materia prima rinnovabile e riciclabile”. La carta, inoltre, produrrebbe quantità limitate di Co2. “Ogni svizzero consuma in media 200 kg di carta l’anno. Tale importo include tovaglioli di carta, piatti e carta per imballaggi. A seconda di dove questa carta è prodotta, pro-capite produciamo 130-250 kg di CO2. Questa quantità di CO2 è parificata a ca. 900 chilometri l’anno con un’utilitaria. Negli ultimi decenni l’industria grafica ha fatto passi da gigante per ridurre le sue emissioni, infatti gli stampati senza emissione di CO2 sono già una realtà.
Le risposte all’interpellanza
All’interpellanza dei quattro deputati dovrà rispondere il Consiglio di Stato. Viscom, però ha voluto anticipare alcune delle risposte, in particolare riguardo ai costi di produzione, stampa e distribuzione delle riviste. “L’importo di spesa di queste riviste raffrontato con le spese totali del cantone equivale allo 0.0014673%; mentre se teniamo in considerazione tutti gli stampati del cantone arriviamo allo 0.024% della spesa pubblica”, scrive Viscom. E alla proposta di distribuire solo online le pubblicazioni cantonali rispondono: “Ricerche di mercato dimostrano che i prodotti stampati sono circa 2 volte più efficaci delle campagne televisive, rispettivamente 4 volte dell’online. Cataloghi o riviste, catturano fino a 25 minuti per volta l’attenzione dei clienti nello sfogliarli e nel leggerli”.
“Più attenzione”
“La stampa suscita emozioni! Nessun altro media offre così tante emozioni allo stesso tempo come la stampa. Le informazioni contenute diventano indelebili e non più cancellabili”, si conclude la lettera ai granconsiglieri a cui l’associazione aggiunge l’invito a “dedicare più attenzione al bene del nostro Cantone e della sua economia (che comprende anche il nostro settore) e non dimenticare il momento difficilissimo che stiamo vivendo, per non perdersi in questioni che rischiano di impoverire la nostra cultura e di limitare il diritto all’informazione.
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