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Società
Rive pubbliche, Ceresio fanalino di Coda: «Diversi i motivi, tra cui tolleranze e complicità da parte dei Comuni»
Red. Online
2 ore fa
Ceresio maglia nera a livello svizzero - Ne abbiamo parlato con Waldo Lucchini dell'Associazione Rive Pubbliche: «Capiamo gli interessi privati, ma ci sono anche quelli dei cittadini»

Un terreno privato dopo l'altro, guardando le rive dei nostri laghi sono molto poche le zone accessibili al pubblico. Osservato speciale proprio il Ceresio che, secondo un'indagine del Blick, è il peggiore in Svizzera con solo il 31% delle rive liberamente accessibili al pubblico. Un dato che non sorprende Waldo Lucchini dell'Associazione Rive Pubbliche della Svizzera italiana, da noi incontrato ad Agno. «No per niente, anche perché circa una ventina di anni fa esisteva già un'associazione che si chiamava Ceresio Anno Zero, la quale ha fatto un rilevamento di tutte le rive del Ceresio, da cui è emerso che gli accessi pubblici erano già pochissimi».

«Esistono interessi e diritti della popolazione»

A ostacolare una maggiore presenza di aree pubbliche ci sono strade, linee ferroviarie, riserve naturali o aree agricole e, chiaramente, infrastrutture private. «La responsabilità è in parte dei Comuni rivieraschi che hanno concesso delle licenze edilizie in zone che la legge non permette - spiega Lucchini -. Infatti, la legge dice che le zone dei primi metri (quelle definite allagabili) sono di proprietà pubblica, gestite in Ticino dal demanio, ma non sempre viene rispettata». Qui, vengono citati episodi in cui attori del territorio pongono recinzioni che vanno magari fino a dentro il lago. Un esempio recente di discussione tra privati e associazioni, da cui è emersa anche una petizione dei Giovani Verdi al Governo, è quello tra Minusio e Tenero, ma ce ne sono anche sul Ceresio. «Sì, sicuramente ci sono delle tolleranze e anche delle complicità. Credo che tutti sappiano che esistono degli interessi, quelli dei campeggi, ma esistono anche gli interessi e i diritti della popolazione».

Anche una maggior cura?

Tra interessi e situazioni bloccate da decenni, Lucchini non ha notato grandi miglioramenti negli anni, nonostante restituire al pubblico le rive dei laghi sia un obiettivo iscritto nel piano direttore cantonale. Ma di temi sul piatto ce ne sono anche altri, ad esempio la tutela delle zone naturalistiche. Oppure, quei casi in cui le rive sono accessibili, ma talvolta andrebbero curate maggiormente. «Alla foce del Vedeggio, la riva che è in territorio di Muzzano è completamente abbandonata e secondo me è anche pericolosa. Vi sono poi dei conflitti di interessi. Ad esempio, c'è il Consorzio Pulizia del Lago che vuole poter accedere con il battello per pulire l'acqua, il che è anche giustificato. Secondo me varrebbe però la pena avere un po' più di cura di queste zone».