
Sono usciti oggi i risultati di uno studio sulle vaccinazioni del personale sanitario ticinese, dove si è evidenziata una grande differenza tra diversi istituti. Le percentuali di vaccinati variano infatti da un 100% presso il servizio di assistenza a domicilio “Abbraccio” di Manno, al 75% della clinica Hildebrand di Brissago. Teleticino ha interpellato il medico cantonale per avere un’analisi: “Quello che salta all’occhio è che in media abbiamo dei risultati discreti, siamo sopra la media svizzera in diversi settori, quello che colpisce è la differenza tra strutture”, commenta Merlani, “ci sono alcune strutture, ospedali o cure a domicilio che hanno valori alti o molto alti, mentre altre hanno sicuramente una possibilità di miglioramento”.
“Speriamo incentivi a fare di più”
A cosa serviranno ora questi risultati? “In primo luogo lo scopo è raggiunto pubblicandoli”, spiega Merlani, “sia per trasparenza verso la popolazione che per stimolare le strutture a guardare i propri dati e chiedersi se si può fare meglio e cosa”, infatti “è quello lo scopo dell’esercizio, spronare ciascuno a migliorare ulteriormente. Si può sempre salire”. Per quanto riguarda alcune strutture un po’ carenti, ad ogni modo, “oltre alle percentuali di vaccinazione bisogna guardare anche le percentuali dei guariti. Ci sono strutture che hanno avuto molti casi di infezione e che quindi sono attualmente immunizzati, ed è possibile che questi faranno la vaccinazione tra qualche mese quando scadrà la protezione”.
“Vorrei convincere con i dati”
Cosa direbbe a un lavoratore che non si è ancora vaccinato? “Non gli direi niente, prima di tutto gli chiederei perché non l’ha fatta”, risponde il medico cantonale, “cercherei di capire se ha dei dubbi o delle incertezze, dove sono le incertezze e poi - partendo dal presupposto che tutti i sanitari hanno una formazione nel merito - sulla base dei dati attuali cercherei di convincerli”. Ad ogni modo una persona che si reca in ospedale può avere a che fare con personale non vaccinato, cosa si può fare? “Il primo aspetto da considerare che fino a gennaio non avevamo neanche la vaccinazione, che rimane un ulteriore strumento e non sostituisce il resto. È chiaro che se si aumenta la percentuale di vaccinazione ci sono meno rischi di avere focolai nel team curante, che potrebbero poi passare agli ospiti. Quindi occorre sempre informare e spronare a vaccinarsi di più”.
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