
Il tema dei ristorni dei frontalieri tanto discusso in Ticino finisce sul banco del Consiglio federale tramite un atto parlamentare depositato dal consigliere nazionale UDC Marco Chiesa.
"La quota prevista nel nuovo accordo é del 30% contro il 38,8% oggi in vigore con l'accordo sottoscritto nel 1974" scrive il parlamentare ticinese. "I ristorni, idealmente, dovrebbero essere utilizzati per progetti a ridosso della frontiera. Ad esempio per migliorare la viabilità, diminuire il traffico veicolare e l'impatto ecologico degli spostamenti. Tutto questo però resta lettera morta e i progetti stentano a decollare".
Per questo motivo Chiesa pone le seguenti domande al Consiglio federale: "Nella continua tensione tra il Canton Ticino e la vicina penisola, alla luce della evidente volontà di non sottoscrivere il nuovo accordo sui frontalieri, qualora il Governo ticinese dovesse decidere di bloccare i ristorni delle imposte alla fonte il prossimo 30 giugno 2019, la Confederazione, essendo lei parte attrice dell’accordo del 1974 sui lavoratori frontalieri, assicurerà il versamento dell'importo dei ristorni all'Italia al posto del Canton Ticino? La Confederazione é disposta a collaborare col Canton Ticino per mettere pressione sulla controparte al fine di assicurare l'utilizzo di questi importi per progetti di interesse comune?"
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