
Nel 2011, tra gli artefici del sin qui unico blocco dei ristorni da parte del Consiglio di Stato, c'era anche lui: Marco Borradori. Allora, l'ex consigliere di Stato leghista difese la decisione presa a maggioranza del Governo parlando di "momento caldo per lanciare un segnale a Berna, forse prima ancora che a Roma".
E ora, che il tema è tornato di stretta attualità, quali sono le riflessioni di Borradori? La proposta di congelamento di Claudio Zali e il dibattito odierno in Parlamento su una mozione del PPD si giustificano? Sulla questione il Corriere del Ticino ha intervistato il sindaco di Lugano.
Era il 2011 ma sembra oggi. Allora si parlava di ristorni e ora si fa altrettanto. La politica marcia sempre sul posto?"Se penso ad allora e alla situazione attuale, c'era e tutt'ora c'è un disagio nei rapporti tra le parti interessate. Nel 2011 la decisione, seppur controversa, aveva lo scopo di sollevare un problema. E direi che in quell'occasione il malessere e le difficoltà ticinesi mostrati a Berna vennero in parte compresi. Il Consiglio federale avrebbe potuto reagire in modo marcato nei nostri confronti, ma veri attacchi o polemiche non ci furono».
Torniamo a quella fine di giugno quando lei, Norman Gobbi e Paolo Beltraminelli decideste di dare un deciso strappo ai rapporti istituzionali con il congelamento del 50% dei ristorni dovuti all'Italia. Qual è il ricordo più vivo?
"Fu una giornata molto sofferta e rocambolesca: basti pensare che Beltraminelli rientrò velocemente dalle vacanze, per poi ripartire. Ma parlerei di giornata sofferta anche alla luce delle veementi reazioni che in Ticino, più che a Berna, giunsero dal fronte dei contrari".
Nel 2011 con quella provocazione volevate sbloccare l'impasse sul nuovo accordo fiscale tra Svizzera e Italia. Le trattative iniziarono nel 2012, ma nessuno saprà mai con certezza se a causa del blocco o di altre dinamiche. O lei sa qualcosa in più che oggi ci può svelare?
"Mi piace pensare che, comunque, quella mossa forte le acque le smosse. Da un punto di vista più oggettivo, invece, sotto traccia la comprensione per la situazione ticinese mi venne confermata parlando con alcuni consiglieri federali in occasione di incontri su altri temi che si tennero in quei mesi. E questo potrebbe aver accelerato delle trattative già in cantiere. Ritengo dunque che del tutto inutile la decisione non lo fu".
L'intervista integrale nell'edizione odierna del Corriere del Ticino
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