
Oggi il Consiglio federale ha annunciato un ulteriore allentamento delle misure contro l’epidemia di Covid-19: da lunedì 22 giugno sarà di nuovo possibile organizzare eventi fino a 1’000 persone la distanza sociale minima sarà ridotta a un metro e mezzo. Gongolano anche i ristoratori, che finalmente potranno tornare a servire i clienti al bancone, visto che non vigerà più l’obbligo per gli avventori di rimanere seduti. Gli esercizi pubblici potranno inoltre rimanere aperti dopo la mezzanotte. Massimo Suter, presidente di GastroTicino, in collegamento con Teleticino si è detto soddisfatto di questo ritorno a una sorta di normalità, anche se parte del settore continua a fare fatica.
Massimo Suter, è contento di quanto annunciato oggi?
“Sono contento, finalmente vedo all’orizzonte un ritorno alla normalità. Sono contento per il mio settore ma sono anche contento per i clienti, che potranno finalmente tornare al bancone a gustarsi un caffè in tutta tranquillità”.
Ci sono ancora degli elementi di criticità, a suo modo di vedere? Occorrerà continuare a mantenere delle precauzioni?
“Assolutamente, io credo che le precauzioni andranno mantenute anche nei prossimi mesi, ma trovo che questa ritrovata “quasi-normalità” segni la fine di una certa negatività nell’aria e un ritorno all’incontro tra persone, che è l’essenza della vita. La ristorazione è da sempre un punto di incontro e tornerà ad avere questo ruolo nella quotidianità della popolazione svizzera e ticinese”.
Com’è stata questa ripresa, i clienti sono tornati al livello di prima o c’è ancora diffidenza?
“È difficile generalizzare vista la situazione in Ticino, dove la ristorazione è molto diversificata: c’è una ristorazione che lavora con il turismo e un’altra che lavora con il business o la clientela locale. Chi ha lavorato con il turismo paradossalmente ha iniziato per certi versi meglio, è stato anche baciato dalla fortuna con Ascensione e Pentecoste, benedette dal bel tempo, che hanno favorito il ritorno dei turisti. D’altro canto, chi lavora con gli uffici fa ancora parecchia fatica, soprattutto sul mezzogiorno, in quanto manca una grossa fetta di clienti a causa del telelavoro. È ancora presto ma confido che con il tempo la situazione migliorerà anche per loro, anche se probabilmente al momento c’è un certo nervosismo”.
Non temete che con il tempo questa scelta del telelavoro possa imporsi e costringere alcuni ristoratori a rivedere i propri obiettivi?
“Il telelavoro è entrato nella nostra quotidianità in maniera incondizionata. Ci si è resi conto che si può lavorare da casa, quindi ci sarà sicuramente un cambio di paradigma. Non è da escludere dunque che alcuni, che puntano soprattutto a questa clientela, debbano rivedere il proprio marketing e la propria offerta, magari puntando più sulle consegne”.
Visto che ormai la linea dei contagi si è azzerata tutti sembrano più rilassati e si usano meno le mascherine nei locali. In questo senso come vi state muovendo?
“Ci muoviamo in stretta collaborazione con l’Ufficio della sanità pubblica, mettendo in campo quanto ci viene richiesto. È chiaro che non tutti reagiscono allo stesso modo, ma se un cliente richiede che il cameriere indossi la mascherina penso non ci siano problemi ad accontentarlo. È dal cliente che dipendono le nostre fortune e sicuramente non sarà la ristorazione a mettersi di traverso a queste richieste”.
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