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Ticino
Ristoranti: “Una nuova chiusura sarebbe fatale”
Redazione
5 anni fa
Lo chef Lorenzo Albrici si dice soddisfatto delle riaperture, sperando in ulteriori allentamenti nei prossimi mesi. Non vorrebbe però che il liberi tutti si traducesse poi in nuove restrizioni: “Non potremmo sopportarlo”

Si avvicina la luce in fondo al tunnel per il settore della ristorazione, che da lunedì potrà iniziare a girare nuovamente a pieno regime. Teleticino ha intervistato lo chef stellato Lorenzo Albrici della Locanda Orico di Bellinzona, che non avendo una terrazza non ha potuto riaprire con i primi allentamenti e che spera, questa volta, di poter tenere aperte le serrande.

Quali sono le sensazioni oggi?
“Noi apriremo ufficialmente martedì, chiaramente siamo stati chiusi fino ad adesso e la decisione di oggi ovviamente ci porta sollievo perché siamo chiusi dal 20 dicembre e la cosa iniziava a diventare abbastanza spessa, sia dal punto di vista umano che da quello finanziario. Ci sentivamo, con i miei dipendenti, e siamo tutti abituati a lavorare tante ore al giorno: passare da un momento all’altro a fare niente, uscendo dal giro, non è evidente. Poi ovviamente anche il discorso economico ha la sua parte: ripeto, quasi sei mesi (otto con l’anno scorso) sono abbastanza pesanti”.

All’interno il limite al tavolo sarà di quattro persone, all’esterno di sei. Questi limiti rischiano di complicare la riapertura?
“Sono molto contento di questa riapertura ma spero che, in vista anche dei grossi allentamenti previsti per le manifestazioni, anche all’interno dei ristoranti si possa passare dal metro e mezzo scendere al metro di distanza e magari aumentare il numero di persone al tavolo. Non voglio fare il piangina ma è chiaro che per un ristorante come il mio, essendo piccolo, queste restrizioni causano ancora qualche problema. Ripeto però che sono veramente contento della riapertura e ci sta ripartire tranquillamente per poi accelerare magari dal mese prossimo”.

Questo periodo di stop, a livello personale, ti ha spinto anche a pensare a cose nuove?

“Sicuramente. Io nella mia vita così tante vacanze non le ho mai fatte e ne ho anche approfittato un pochettino... è chiaro che uno ha tempo per pensare e trova delle nuove soluzioni dal punto di vista lavorativo. È anche vero che, sentendo molti colleghi, diverse persone si sono rese conto della professione dura che facciamo e hanno deciso di smettere. Pesa lavorare la sera, il pomeriggio e i giorni di festa e c’è chi ha riscoperto la vita famigliare. Ma non è il mio caso”.

Pensi sarà dura riprendere dopo così tanti mesi?
“Effettivamente ci sarà un attimo di difficoltà. È come chi gioca a pallone: dopo la pausa invernale o estiva le prime partite sono sempre un disastro. Stessa cosa per noi: dopo non aver lavorato per cinque mesi bisogna re-ingranare. Anche quando chiudevamo per quattro settimane in estate al ritorno non sapevamo neanche più dov’erano i cassetti, quindi dopo cinque mesi sarà ancora più problematica”.

Certificato vaccinale: i ristoranti avranno luce arancione, quindi potrebbe rientrare nei luoghi che lo richiederanno. Cosa ne pensi?
“Bella domanda. In questi mesi abbiamo sopportato di tutto, tra controlli e restrizioni. Dover anche domandare al cliente di mostrare il pass... io spero che non accada, ma piuttosto che richiudere è chiaro che preferisco una situazione del genere. La cosa che mi fa un po’ paura è che non vorrei che adesso ci sia un liberi tutti generalizzato che poi, come dopo l’estate scorsa, porti a nuove chiusure. Adesso siamo stati chiusi veramente tanto e spero che questa problematica non ritorni”.

L’appello dunque è a continuare ad essere prudenti?
“Sì, penso che non potremmo sopportare un’altra chiusura. Le chiusure e le riaperture sono i momenti più brutti anche dal punto di vista finanziario: vuol dire nel primo caso eliminare un sacco di merce e nel secondo doverla ricomprare. Sono veramente spese grosse. Io spero comunque che vedendo la situazione oggi si stia andando dalla parte giusta e che, anche con le vaccinazioni, la situazione possa finalmente tornare normale”.

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