
“Basta con le cazzate. La smetta di prendermi per il culo. Sembra che non si renda conto del casino in cui si è cacciato”. Non ha usato mezze parole ieri il giudice Claudio Zali nei confronti del 25enne di Grono a processo alle Assise correzionali di Bellinzona in Lugano. Il giovane, lo ricordiamo, il 22 novembre 2008 accoltellò un ragazzo poco più grande di lui fuori dalla discoteca Habana di Bellinzona. La rissa era scoppiata perché l’aggredito aveva inizialmente importunato una ragazza che era in compagnia del fratello minore del mesolcinese. Il 25enne però ha alle spalle un altro pestaggio, avvenuto lo scorso 14 giugno quando, in libertà provvisoria, pestò a sangue un ragazzo fuori dalla discoteca Vanilla a Riazzino. Anche in quel caso era intervenuto perché qualcuno stava dando fastidio al fratello minore. Gli avvocati difensori Elio Brunetti e Fabrizio Keller hanno ripercorso in aula la storia travagliata del 25enne: un padre violento e aggressivo, una sorella morta suicida e una fidanzata che lo tradiva. “I quasi sei mesi di carcere lo hanno cambiato. E non beve più. Ha lavorato ed è tornato tranquillo”; ha dichiarato Keller. Il procuratore Mario Branda ha proposto una pena di 30 mesi, di cui 16 da scontare e il resto con la condizionale. Il giudice Zali però ha cambiato il principale capo d’imputazione in tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale. Il giovane è stato così condannato a una pena di 28 mesi, dei quali 16 sospesi e 12 da espiare. Ieri inoltre il giudice ha firmato la scarcerazione per permettergli di riprendere il lavoro in una ditta edile.
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