
La Corte di appello e di revisione penale, presieduta dal giudice Damiano Stefani, dovrà definire se il 26enne che la sera del 28 dicembre 2011 colpì un uomo alla testa con una bottiglia di birra durante una lite è colpevole di tentato omicidio o di lesioni semplici aggravate.
Un colpo di clacson per la presunta mancata segnalazione di uscita da una rotonda, e il più classico degli alterchi stradali degenera presto in rissa, conclusasi con un coccio di vetro conficcato nel collo della vittima.
In primo grado il 26enne è stato condannato a 36 mesi (30 sospesi e 6 da espiare) per il reato di tentato omicidio oltre che per quello di rissa. Una pena ritenuta lievedal suo legale, l’avvocato Yasar Ravi. "Ma di tentato omicidio non si può parlare", ha obiettato il legale. Come riferito dal Corriere del Ticino, Yavi sostiene che al massimo si possa parlare di "lesioni semplici aggravate, considerato anche che la vita della vittima non è mai stata in pericolo". Per l'avvocato, il singolo colpo sferrato dal suo assistito non giustificherebbe una condanna per tentato omicidio.
Secondo l’accusa, promossa dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli, invece, dopo quel primo colpo il giovane ne aveva sferrato un secondo con i resti della bottiglia. Un coccio di vetro rimase così conficcato nel collo della vittima.
Una ricostruzione contestata dalla difesa: "Non si può escludere - ha argomentato Ravi - che un coccio sia rimasto sul bavero della giacca della vittima e che a causa dei movimenti di quest’ultimo, caduto pure a terra, si sia conficcato nel suo collo". Il legale ha inoltre ribadito che il suo assistito intervenne per separare la vittima e l’amico, in auto con lui. Da qui la richiesta affinché il suo assistito venga prosciolto dall’accusa di tentato omicidio e condannato ad una pena massima di 8 mesi sospesi per il reato di rissa e per quello di lesioni semplici aggravate.
Come riferito da La Regione, l'avvocato Ravi ha invitato la corte a tener conto anche dell'incensuratezza del suo assistito all'epoca dei fatti e del carcere preventivo già scontato. Per la procuratrice pubblica Chiara Borelli, invece, non ci sono dubbi: "L'imputato sapeva che colpendo al collo con una bottiglia avrebbe potuto uccidere".
La sentenza è attesa nei prossimi giorni.
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