
Saranno 45 i posti di lavoro in meno in RSI per riuscire in un piano di risparmio di 8 milioni di franchi. Lo ha annunciato oggi l’emittente di Comano. A impattare pesantemente è stata la situazione già difficile del mercato pubblicitario a cui si è sommata la pandemia. Undici impieghi sono già stati tagliati “grazie alla fluttuazione naturale e a pre-pensionamenti”, scrive la Rsi, i restanti 34 saranno soppressi entro il 2024. “Licenziamenti non possono, ad oggi, essere del tutto esclusi”, si legge.
“La Direzione Rsi affronterà la necessità di ulteriori tagli considerando la piramide anagrafica del suo personale, l’interesse delle sue collaboratrici e dei suoi collaboratori per pre-pensionamenti volontari e il potenziale di riconversione professionale presente in azienda”, continua la nota.
70 pensionamenti entro il 2024
Secondo la piramide anagrafica attuale, entro il 2024 saranno 70 i dipendenti Rsi che arriveranno all’età della pensione. Una delle decisioni già prese è il blocco delle sostituzioni del personale che andrà in pensione questo e il prossimo anno, mentre nel 2022-2023 “adotterà un sistema di sostituzione ridotta, nell’ordine del 50%, dei pensionamenti ordinari”.
Non solo tagli
La Rsi ha anche annunciato di proseguire i “progetti di trasformazione, già annunciati lo scorso febbraio”, che prevedono di adeguare “l’offerta radiotelevisiva lineare classica e l’offerta digitale” così da adattarsi alle “mutate modalità di produzione, distribuzione e fruizione dei media”. Per questo, si legge, vi saranno anche assunzioni di “nuovi profili professionali, con competenze oggi poco presenti in azienda”. Il comunicato si conclude poi con una promessa: “La Rsi affronterà tutte le misure di risparmio necessarie tutelando il proprio personale ed evitando, per quanto possibile, il ricorso a licenziamenti, favorendo la non rioccupazione dei posti vacanti, i pensionamenti anticipati e la riconversione professionale”.
Il sindacato
Il Sindacato svizzero dei mass media, nel frattempo ha preso posizione chiedendo una consultazione e dicendosi preoccupato. “Nel contesto attuale nemmeno un solo posto di lavoro dovrà andare perso prima che si metta mano agli sprechi, ai doppioni, ai progetti inutili e secondo il principio di simmetria dei sacrifici anche i quadri dovranno fare la loro parte rinunciando a qualche privilegio ingiustificato”.
L’Associazione ticinese dei giornalisti
L’Atg, invece, “sottolinea la necessità di preservare il più possibile i posti di lavoro nel settore dell’informazion, vera colonna portante dell’azienda. E per informazione si intende anche quella culturale e sportiva”. Non solo preservando i giornalisti, ma “anche tutte le professioni tecniche che hanno a che fare con questo settore”. Infine, l’Atg chiede a che punto sia la mozione del granconsigliere Lorenzo Jelmini, che chiedeva al Parlamento di intervenire in aiuto al settore dei media.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

