
Era il 13 luglio 2013 quando un terribile incidente sconvolse la quiete della Val Bedretto.
Due motociclisti, marito e moglie di rispettivamente 45 e 39 anni, furono decapitati da una grossa fune attaccata al braccio di una scavatrice, mentre stavano circolando in direzione del Passo della Novena.
Inizialmente venne formulata l'ipotesi di omicidio colposo per tre operai che in quel momento stavano raccogliendo dei tronchi con la fune d'acciaio, ritenuti essere all'origine dell'incidente. Ma la perizia tecnica disposta dalla Magistratura ha poi escluso per il terzetto ogni responsabilità di carattere penale. A tal punto che il loro avvocato difensore, Brenno Canevascini, ha risollecitato nelle scorse settimane il procuratore pubblico Paolo Bordoli affinché proceda con l'abbandono del procedimento.
I tre operai verranno quindi quasi sicuramente riconosciuti non colpevoli per la morte della coppia di motociclisti. Ciò malgrado, scrive il Corriere del Ticino, hanno provveduto a risarcire i familiari delle vittime con un indennizzo sulla cui somma vige il massimo riserbo, ma che il giornale stima in alcune decine di migliaia di franchi.
Un fatto singolare, visto che ai tre operai non vengono addebitate responsabilità penali. Ora si attende solo la chiusura dell'inchiesta, che sfocerà molto probabilmente in un decreto d'abbandono.
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