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Ticino
Riprendiamoci le strade: ecco "Senso civico"
Redazione
16 anni fa
Il neonato movimento spontaneo di cittadini "per la tutela del bene comune" si è presentato stamane a Bellinzona

"La sicurezza è un bene di tutti. La responsabilità è il dovere di ognuno". E' questo lo slogan del movimento spontaneo di cittadini "Senso civico"che si è presentato stamane a Bellinzona. Fondatori: il collaboratore scientifico della polizia cantonale Paolo Bernasconi, il pp Antonio Perugini, il deputato dei Verdi Sergio Savoia ed il giornalista Danilo Mazzarello. Il manifesto è stato sottoscritto da 72 firmatari, tra i quali politici, giornalisti, avvocati, sportivi, poliziotti, magistrati e personaggi dello spettacolo (clicca qui per leggere la lista completa, ndr.). E chi volesse aderire può farlo sul sito: Sensocivico.ch. "Siamo semplici cittadini osservatori della realtà – ha dichiarato Antonio Perugini – e abbiamo avviato delle riflessioni sulle quali abbiamo trovato dei punti di incontro. La nostra idea è questa: più responsabilità, per più sicurezza e più libertà". "I cittadini devono riprendersi la strada – ha invece detto Sergio Savoia - perché ormai abbiamo abbandonato gli spazi per farli pattugliare alle forze dell'ordine e ai magistrati, che però non hanno le risorse per presidiare tutto. Ormai accendiamo le videocamere e chiudiamo gli occhi pensando che questo dia più sicurezza ed invece non è così". Il manifesto Ognuno assume le proprie responsabilità e contribuisce secondo le proprie forze alla realizzazione dei compiti dello Stato e della Società (Costituzione Federale, articolo 6). Durante gli ultimi 30 anni il livello soggettivo d’insicurezza in materia di ordine pubblico è cresciuto in modo tangibile. La risposta tradizionale basata sulla repressione si sta dimostrando sempre piú inefficace nell’affrontare la cosiddetta criminalità diffusa e nel controllare alcuni fenomeni che, divenuti capillari, generano una preoccupante criminalità indotta. Nonostante le ingenti risorse umane e finanziarie messe in campo dallo Stato, l’aumento statistico di alcuni reati (ad esempio reati violenti, sessuali, di droga) dimostra l’inefficacia preventiva e dissuasiva della strategia classica basata sostanzialmente sulla repressione. Anzi, piú forti sono le aspettative suscitate nei cittadini, piú cresce la pretesa di una sempre maggiore severità nella repressione e nelle condanne da infliggere. All’acuirsi della situazione contribuiscono altri fattori peculiari di un mondo sempre piú globalizzato: migrazioni di massa, un mercato del lavoro piú incerto, la crescente disgregazione familiare, un minor impegno socio-pedagogico-educativo, l’esaltazione di modelli comportamentali narcisistici e la spettacolarizzazione di fenomeni deteriori da parte dei mass-media. Tutto ciò ingenera un diffuso senso d’impotenza e d’insicurezza, accompagnato da una crescente richiesta di interventi statali in ambito di tutela e di sorveglianza. Tuttavia un apparato di sicurezza efficiente e, al tempo stesso, rispettoso dei diritti individuali comporta costi di mantenimento esorbitanti. Oggi essi gravano in modo significativo sulle casse dello Stato. Domani diventeranno insostenibili. A questo problema se ne affianca un altro: l’aumento dei compiti assegnati alle forze dell’ordine e alla magistratura rischia, infatti, di tradursi in una dispersione delle forze disponibili e in una conseguente diminuita efficacia della risposta dello Stato ai problemi d’ordine pubblico che rientrano nella sua specifica sfera di competenza. Diventa quindi imperativo escogitare nuove strategie, economicamente sostenibili, per garantire la sicurezza ed il benessere del cittadino e della collettività. Ciò non implica una riduzione dei compiti dello Stato, ma un riesame del tema della sicurezza, affinché torni ad essere una questione del cit

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