
Integrare le competenze femminili nel "gruppo operativo" incaricato della ripartenza post-emergenza sanitaria, nonché attuare i provvedimenti per la ricostruzione economica e sociale in una prospettiva di genere al fine di superare le disparità tra donne e uomini. È l'appello lanciato dalla Federazione delle Associazioni Femminili Ticino (FAFTPlus) al Governo ticinese. Un appello che è già stato sottoscritto da oltre un centinaio di rappresentanti del mondo politico, economico e sociale, e sull'onda di questo largo consenso è stata pure lanciata sulla piattaforma change.org la petizione pubblica “Appello al Governo ticinese - #ripartiredalledonne”.
Secondo l'associazione occorre, appunto, "ripartire dalle donne" per il cosiddetto ritorno alla normalità e quindi integrare nel gruppo operativo, annunciato lo scorso 8 aprile dal Presidente del Governo Christian Vitta, rappresentanti femminili. Nella lettera inviata al Governo, l'associazione ribadisce inoltre l'importanza di non ignorare "i correttivi necessari per far uscire il lavoro femminile dal cono d'ombra della segregazione orizzontale e verticale, della discriminazione salariale, della trappola della sottoccupazione indotta dall’assenza di strumenti di conciliabilità lavoro-famiglia. Significherebbe non aver imparato la lezione di questa crisi e continuare a sprecare l’enorme potenziale umano ed economico delle donne".
Nell'appello vengono sintetizzate quattro richieste:
1. una presenza femminile qualificata nei luoghi della ricostruzione. "Non si tratta di aggiungere sterilmente dei nomi femminili alla rosa dei componenti dei gruppi di lavoro" sottolinea la FAFTPlus. "Vogliamo cultura e modalità di lavoro inclusive, che sappiano superare l’appiattimento della “leadership della consuetudine”, guadagnando diversità di visione, progettualità oltre il breve termine e allargamento del ventaglio di competenze e interessi coinvolti".2. la chiusura dei gap di genere come obiettivo strategico nei processi di elaborazione degli interventi, soprattutto quelli di spesa pubblica. "I primi studi internazionali sugli effetti macroeconomici della pandemia sono concordi nell’intravederne l’impatto più nefasto sulla vita delle donne e sappiamo molto bene che politica economica e sociale non sono neutrali rispetto al genere" evidenzia l'associazione. "Anche perché le donne svolgono lavori essenziali, in attività però spesso sottopagate. Attiviamo quindi le esperienze e le competenze in materia di bilanci di genere di cui già disponiamo sul territorio, anche attraverso una task force dedicata". 3. statistiche di genere per orientare i piani di intervento post crisi, anche in ragione dei diversi effetti della pandemia. "È impossibile garantire azioni di rilancio efficienti in assenza di un quadro statistico disaggregato per età e per sesso, che indaghi le asimmetrie di genere del mercato del lavoro e le dinamiche delle carriere femminili in relazione a formazione e situazione familiare" ritengono le donne. "Solo su questa base può innestarsi l’analisi disaggregata dei differenti impatti del lockdown sulla forza lavoro femminile e su quella maschile".4. la visibilità delle competenze femminili e il ruolo delle donne nella ricostruzione. "È fondamentale promuovere attivamente la presenza femminile nei media e nello spazio pubblico e politico, in particolare delle esperte coinvolte nei gruppi di lavoro ai vari livelli, in modo da comunicare implicitamente un nuovo concetto di leadership inclusiva, accelerare il superamento di ruoli stereotipati, avviare la riflessione sul rapporto tra vita privata e vita professionale e tra economia e socialità" conclude l'associazione.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

