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Ticino
Rimborsi, tutto (o quasi) da rifare
Rimborsi, tutto (o quasi) da rifare
Rimborsi, tutto (o quasi) da rifare
Redazione
8 anni fa
Non si farà causa al Governo, ma è pareggio sull'entrata in materia sul rapporto di maggioranza. Se ne riparla nel 2019

La spinosa e dibattuta questione dei rimborsi spese dei consiglieri di Stato è infine approdata sui banchi del Gran Consiglio. Il Parlamento è stato chiamato innanzitutto a decidere (a scrutinio segreto) se far causa o meno al Governo e, in caso negativo, quanto chiedere indietro per i benefit privi di base legale.

Ai deputati sono stati presentati due rapporti: quello di maggioranza di Fabio Bacchetta-Cattori (PPD) che lascia al Governo la possibilità di decidere se e quanto restituire – da luglio 2018, come suggerito dalla maggioranza, o da novembre 2011, come proposto da un emendamento del PPD – e quello di minoranza di Henrik Bang (PS), che chiede ai ministri di rimborsare gli ultimi 5 anni di indennità per il telefono, più i due mesi di stipendio versati a fine mandato.

Come prevedibile, in aula non sono mancate accese discussioni. Per Fiorenzo Dadò (PPD) quella che sembrava una “farsa carnascialesca si è rivelata essere una situazione non banale che poteva essere sanata già 20 anni fa”. Invece “nonostante 31 segnalazioni del Controllo cantonale delle finanze la superficialità l’ha fatta da padrone”. Infine, “Leggere che Parlamento e Gestione hanno penosamente tirato avanti la questione è ingiusto e inaccettabile. Il rapporto di maggioranza non rende pienamente giustizia ma va comunque fatto un plauso ai colleghi e in particolare a Bacchetta-Cattori per quanto hanno fatto”.

La Lega, dal canto suo, ha annunciato di voler sostenere un'eventuale causa, come richiesto dal deputato MPS Matteo Pronzini.

“La pretesa di risarcimento di Pronzini non è conforme alla legge in quanto non vi è stato illecito o colpa grave”, ha affermato Raoul Ghisletta (PS), secondo cui rivolgersi al Tribunale amministrativo cantonale (TRAM) comporterebbe dei costi assurdi. "Sarebbero ben 10 procedure penali per il periodo 2008-2018: considerato un costo di 15'000 franchi l’una il tutto verrebbe a costare 150’000 franchi e la beffa delle beffe è che sarebbero ancora i contribuenti ticinesi a pagare, senza vedere un centesimo di questi rimborsi. Rivolgiamo un invito politico ai consiglieri di Stato in carica e agli ex ministri perché ragionevolmente non si può fare molto di più di quanto chiesto dal rapporto di minoranza”.

“I ministri sono convinti di essere nel giusto e non si pentono – ha tuonato Pronzini – Per questo bisogna votare sì alla pretesa di risarcimento. È l’unica soluzione”. 

Il capogruppo PLR Alex Farinelli ha precisato che oltre a Manuele Bertoli anche altri due colleghi hanno rinunciato ai gettoni di presenza nei vari enti parastatali: “Christian Vitta, ad esempio, ha rinunciato a 50'000 franchi che gli sarebbero spettati”.

Dopo gli interventi si è passati alla votazione, avvenuta come detto a scrutinio segreto. I deputati hanno deciso non percorrere la via della causa civile con 38 voti contro 26 (un astenuto) su 65 schede distribuite.

Ma la sorpresa era dietro l'angolo e l’entrata in materia sulle conclusioni del rapporto di maggioranza è sfociata in uno stallo, un pareggio per 29 voti a 29 (Germano Mattei si è astenuto, mentre Pronzini ha lasciato l'aula dopo l'esito della prima votazione), che – dopo una breve verifica giuridica – ha spinto la presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli a rimandare la trattanda alla prossima seduta, quando si voterà senza discussione. A influire sull'esito della votazione sono state senza dubbio le numerose assenze in aula. Fosse passata l'entrata in materia i deputati avrebbero deciso se approvare l'emendamento PPD.

"Sono rammaricato per l'esito della votazione - ha spiegato il relatore di minoranza Henrik Bang a Ticinonews - È stata una battaglia che stavamo per vincere ma soprattutto sarebbe stato un segnale importante per il Paese. Mi dispiace per la presenza in aula di soli 59 colleghi".

nic

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