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Rimborsi, partiti verso una spaccatura
Rimborsi, partiti verso una spaccatura
Rimborsi, partiti verso una spaccatura
Redazione
8 anni fa
Sul tavolo ci sono cinque scenari: spetterà alla forze politiche trovare un difficile accordo

Che fosse una bella gatta da pelare si era capito: chiedere la restituzione di denaro non è mai cosa piacevole. Figuriamoci se i soldi bisogna domandarli al Consiglio di Stato. Parliamo dei rimborsi illegali, soldi che il Governo ha percepito ma a cui non aveva diritto. Trecento franchi al mese per le spese telefoniche, due mensilità a fine mandato e un dono fino a 10 mila franchi.

Dopo mesi di lavoro, la Sottocommissione finanze ha trasmesso le proprie conclusioni ai colleghi della Gestione. I punti fermi: i deputati non faranno causa all'Esecutivo, ma, cosa più importante, chiederanno ai consiglieri di Stato di restituire parte dei soldi ricevuti. E qui sorgono i problemi, perché sul tavolo ci sono cinque scenari molto diversi tra loro: si va dal chiedere la restituzione dei rimborsi versati da luglio 2018 fino a richiedere la restituzione di quanto percepito illegalmente da novembre 2011. Capirete che, economicamente, c'è una grande differenza. Ai partiti toccherà scegliere l'opzione preferita.

Vista da fuori, l'impressione è di una Commissione che ci gira intorno, ma alla fine non riesce a trovare l'unanimità intorno ad una scelta. "Non vi è nessuna difficoltà, abbiamo deciso di non andare in causa, ma di chiedere un rimborso al Consiglio di Stato. Ci sono delle opzioni e su queste bisogna discutere e bisogna decidere. La Sottocommissione ha svolto il suo lavoro, da oggi spetta alla commissione svolgere il proprio", afferma Fabio Bacchetta Cattori (PPD), coordinatore della Sottocommissione ai microfoni di TeleTicino.

Con cinque ipotesi sul tavolo, difficilmente i partiti riusciranno ad accordarsi su di una soltanto. Il partito socialista ha già annunciato che opterà per lo scenario più severo ed è pronto a difendere in Parlamento la propria scelta.

"Chiederemo, in base al Codice delle obbligazioni, un rimborso di 5 anni per le spese telefoniche. Sono delle interpretazioni giuridiche, non c'è una sentenza chiara che dica in modo chiaro e definitivo cosa bisogna restituire, sta un po' a delle interpretazioni giuridiche e noi abbiamo deciso per quella che segue la legge sul lavoro e del Codice delle obbligazioni", dichiara il deputato socialista Henrik Bang.

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